Le mappe della droga all’ombra dei templi, parlano gli investigatori

“Il centro storico ai magrebini e il sud della città agli agrigentini”. Sarebbe  questa la mappa dello spaccio di droga nella città dei templi emersa dall’inchiesta dei “Capo dei capi 2”. “Sembrerebbe dagli accertamenti che vi sia questa sorta di suddivisione delle competenze territoriali”,

ha detto ieri durante la conferenza stampa il Procuratore aggiunto di Agrigento Ignazio Fonzo. Tunisini e marocchini avrebbero gestito la piazza del centro storico, mentre gli agrigentini si sarebbero occupati di rifornire gli acquirenti nella zona dello stadio Esseneto e di San Leone. Sarebbero stati spacciatori che smerciavano per conto proprio hashish, marijuana e anche un po’ di cocaina e droghe sintetiche senza nessun vincolo associativo quelli raggiunti dalle misure cautelari notificate ieri notte nell’ambito dell’operazione antidroga condotta dai carabinieri. Non è emersa, secondo gli investigatori, un’organizzazione, una struttura verticistica, non c’era nessun capo a cui obbedire nella rete di pusher agrigentini inchiodati con il blitz “Capo dei capi 2”. Non viene contestata infatti l’associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga  ma solo la detenzione, la cessione, lo spaccio e il trasporto di sostanze stupefacenti in concorso.

“Non sono emersi legami associativi altrimenti dell’inchiesta si sarebbe occupata altra autorità giudiziaria. Quella emersa dall’indagine Capo dei capi 2 – ha spiegato il Procuratore aggiunto  Ignazio Fonzo – è un’attività organizzata dal singolo minuto spacciatore che si  riforniva autonomamente a Palermo e una volta rientrato nella piazza di Agrigento provvedeva a rivendersi il materiale acquistato che risultava particolarmente remunerativo”. Nel corso delle indagini, prima delle misure cautelari notificate ieri, erano stati eseguiti una decina di arresti e sequestrati quasi due chili di droga. “Questo è servito – ha spiegato Fonzo – per riscontrare l’attività investigativa dei carabinieri e a conforto e  riprova degli elementi probatori acquisiti”. La piaga della droga continua a colpire la città dei templi: “Agrigento è simile a tante altre città non solo siciliane ma italiane – ha detto il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Mario Di Iulio – . Il grave problema della droga c’è, esiste, e ad Agrigento ci sono tanti spacciatori perché ci sono tanti acquirenti”. Ma su questo fronte proseguono senza sosta le indagini delle forze dell’ordine, anche se per il colonnello Di Iulio questa potrebbe essere l’ultima inchiesta agrigentina: “A settembre sarò a Palermo, probabilmente questa è l’ultima occasione che ho per commentare una bella operazione dei miei carabinieri”. A spiegare i dettagli del’inchiesta è stato ieri il capitano Giuseppe Asti, comandante della compagnia dei carabinieri di Agrigento: “La precedente indagine  ‘Capo dei capi’ interessava lo spaccio di stupefacenti nella zona del quadrivio Spinasanta, questa nuova indagine – ha detto – ha spostato invece l’attenzione sull’Esseneto, che comunque rimane una zona di spaccio di un certo livello che riforniva anche la zona di San Leone e Fontanelle mentre il centro storico rimane una zona ad esclusivo appannaggio di soggetti di origine magrebina. Le due inchieste – ha aggiunto il capitano Asti – sono collegate dalle tipologia di reato poste in essere e dal rifornimento di sostanze stupefacenti nella zona del Palermitano. Purtroppo – ha proseguito Asti – il consumo di stupefacente ad Agrigento è molto utilizzato come attività illecita sia per trarne un ingiusto profitto si per farne uso. Determinanti sono state le dichiarazioni di alcuni consumatori di stupefacenti ma anche le intercettazioni telefoniche e ambientali: “Ricordo che nell’ambito delle indagini – ha detto Asti – un soggetto riteneva di avere le capacità di non farsi arrestare invece era proprio l’intercettazione ambientale che in quel momento conclamava la commissione del reato”. Intanto ecco una delle conversazioni che proverebbe l’attività di spaccio di Mohamed Belhaj, detto “Hammù”, intercettato il 18 novembre del 2008 al termine di un incontro con un fornitore palermitano. Nella circostanza, secondo l’accusa, “è possibile verificare con certezza che il Belhaj Mohamed ha acquistato a Palermo cinque panetti di hashish da 100 grammi ciascuno e dell’erba, che probabilmente occulta sulla sua persona”. Mohamed Belhaj ne parla con Claudio Catania, uno degli indagati, che lo avrebbe accompagnato con la sua auto:  C.: che stai scendendo?… quanto fumo hai comprato? M: ah?…  C: quanto fumo?. M: niente… mezzo chilo… C: mezzo chilo?.. cinque panetti?… e allora?”. “Il Belhaj – secondo la ricostruzione degli inquirenti – offre al Catania, quale ricompensa per il suo contributo, cinque grammi per ogni panetto trasportato, ma Claudio Catania è particolarmente adirato perché ha ricevuto diverse telefonate da clienti che non ha potuto soddisfare, con una perdita stimata in circa 300 euro solo per quel pomeriggio”. Ecco l’intercettazione: C: “Hammù, ma che minchia hai?.. rischio la macchina… cose… per te… la giornata… che è bello mio…incompr… M: compà.. domani…di nuovo dobbiamo salire… C: mezza giornata… ho perso di guadagnare io, al campo… M: Di nuovo devi salire tu, compà! domani devi essere di nuovo qua! C: Mezza giornata ho sprecato. Va beh, per il momento ci prendiamo questo! M: Dai, ti do cinque grammi a panetto… andiamo dai… metti in moto.. che domani siamo di nuovo qua…”.