‘Maginot’, Catanzaro: ‘Troppe imprese in affari con la mafia’

“Riteniamo doveroso formulare ai magistrati ed ai  poliziotti che hanno condotto e sviluppato le indagini  un sentito ulteriore apprezzamento per l’ennesima azione portata avanti a beneficio di tutta la nostra collettività”. Lo ha detto il presidente di Confindustria Agrigento, Giuseppe Catanzaro,

imprenditore di Siculiana che denunciò i suoi estorsori danno il via all’inchiesta “Marna”.

“E’ stato  inferto un’altro colpo all’ala economico-mafiosa che raggruppa  imprenditori mafiosi o collusi con politici conniventi. L’operazione della Dda di Palermo di ieri  testimonia che la mafia non è solo quella militare e che al contrario la mafia degli affari è particolarmente presente nel nostro tessuto economico e sociale.  Dobbiamo prendere atto – continua Catanzaro – che ancora nel 2011 esistono imprenditori o pseudo tali che per fare affari non esitano ad allearsi con pericolosi capimafia del rango di Falsone. Sostenere – come da più parti non sempre disinteressate si sostiene – che la mafia non gestisce imprese e affari in visione sistemica e strategica, deve fare riflettere tutti coloro i quali vivono con indifferenza e con distacco il grave problema della criminalità mafiosa nel nostro territorio.

Proprio le qualificate affermazioni dei magistrati Asaro ed Ingroia della Dda di Palermo testimoniano che  la mafia ad Agrigento è infiltrata – a vario titolo –  all’interno di molte  imprese che con essa convivono che come è facile dedurre non sono solo quelle oggetto di provvedimenti pubblici dei giudici competenti. Dobbiamo rilevare che il mercato dell’edilizia e del movimento terra continua a costituire una fonte di approvvigionamento diretto per la mafia che ha aziende e “imprenditori ” di riferimento. Dobbiamo porci – prosegue Catanzaro – con estrema determinazione un problema di grande attualità, ossia cosa bisogna  fare affinché gli investimenti pubblici e privati non continuino ad essere oggetto di estorsioni e di diretti interessi dei mafiosi, i quali favoriscono le loro ditte ed indicano la manovalanza mafiosa da assumere come operai . Su questo tema è necessario continuare un confronto serio e serrato con le istituzioni a tutti i livelli anche in tema di incremento delle già qualificate azioni in tema di prevenzione.

Ci auguriamo –  aggiunge il presidente degli industriali –  che gli imprenditori coinvolti nelle opere pubbliche, oggetto di interesse abbiano già collaborato con gli investigatori per raccontare i soprusi subiti.  Se questi imprenditori dovessero decidere di collaborare accogliendo il nostro appello e quindi decidere di collaborare con lo Stato, saremo al loro fianco per sostenerli, coscienti come siamo che è possibile “cambiare” una realtà mafiosa  che mira a soffocare l’imprenditoria normale.  Al contrario se non collaboreranno  scelgono consapevolmente di aiutare direttamente i mafiosi. La società tutta non può delegare magistrati e forze di polizia per curare un grave male che prima di ogni altro fenomeno è culturale e sociale ed è proprio per questo che rilanciamo l’appello dei magistrati della Dda che si sono rivolti a tutti i cittadini.  Non possiamo – conclude Catanzaro – tacere di un rilevante  elemento dell’indagine: il coinvolgimento di un avvocato  presidente dell’Ordine degli Avvocati. Auspichiamo che  su tale  vicenda sia fatta la dovuta chiarezza al più presto come sul punto abbiamo letto dalla stampa”.