Mafia a Lucca Sicula: ‘Riaprite le indagini sul delitto di Paolo Borsellino’

“Si riaprano le indagini sul delitto di mio fratello Paolo Borsellino dopo l’arresto a Lucca Sicula di Giuseppe Maurello. Spero che gli inquirenti riescano a far parlare l’uomo che era con mio fratello prima di essere ucciso, è lui che con molta probabilità sa cosa sia veramente successo

 

quel 21 aprile del 1992”. A lanciare l’appello, un giorno dopo l’operazione “Maginot” che ha fatto luce sui fiancheggiatori della latitanza del boss Giuseppe Falsone stanato dalla polizia l’anno scorso a Marsiglia, è Antonella Borsellino, sorella dell’imprenditore Paolo e figlia di Giuseppe. Borsellino, padre e figlio, imprenditori di Lucca Sicula, entrambi uccisi nel 1992, a qualche mese di distanza l’uno dall’altro: uno il 21 aprile, l’altro il 17 dicembre.

Per il delitto del padre è stato condannato Emanuele Radosta, giovane rampollo della mafia della montagna. Per l’esecuzione del figlio non si è mai celebrato un processo. Indagini archiviate a carico di ignoti. Ma la famiglia non ha mai smesso di chiedere giustizia. Ieri, con l’arresto di Giuseppe Maurello per mafia e pizzo, “per noi – dice Antonella Borsellino – è stata una giornata triste perché si è riaperta la ferita sugli omicidi di mio fratello e di mio padre, ma è stata anche una giornata felice per l’arresto di Maurello.

La nostra famiglia – aggiunge senza peli sulla lingua – è sempre stata convinta che sia stato lui, suo fraterno amico, a consegnare mio fratello nelle mani dei suoi killer. Lo abbiamo sempre considerato un traditore. Maurello fu poi anche sospettato (poi assolto, così come Mario Davilla e Calogero Sala, ndr) del delitto di mio padre, che tra l’altro aveva precedentemente minacciato con una pistola dopo che aveva cominciato a collaborare con gli investigatori alle indagini sull’assassinio di mio fratello, consentendo di ricostruire gli intrecci tra mafia, affari e politica a Lucca Sicula e dintorni”.

“Spero che gli inquirenti, magistrati e forze di polizia, adesso riescano a fare chiarezza sull’omicidio di mio fratello. Maurello – sostiene la Borsellino – sa cosa è successo quel giorno. Speriamo che su questa vicenda anche i pentiti della mafia agrigentina che conoscono i fatti di queste zone della montagna possano dare il loro contributo. Noi chiediamo solamente giustizia, viviamo per la giustizia, dopo la perdita di mio padre e di fratello l’amore per la verità e la giustizia è l’unica cosa che ci resta. Ieri anche mia madre, che è anziana – conclude la donna – si è messa a piangere dopo aver saputo dell’arresto di Maurello, è stata una giornata che ha riacceso la speranza di poter fare luce sull’omicidio di mio fratello”.

Nella foto in alto Antonella Borsellino e la madre in visita al monumento delle vittime della mafia a Cattolica Eraclea.

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