Tentato omicidio a Santo Stefano, indagano i Ris

Sono ancora gravi le condizioni del giovane nigeriano Ali Moussa, 28 anni, che mercoledì scorso stava per essere ucciso dal suo compagno di stanza all’interno del centro di accoglienza “Misericordia”. Il giovane immigrato è da cinque giorni ricoverato in rianimazione all’ospedale “Cannizzaro” di Catania (riservata la prognosi sulla vita) dopo essere stato colpito alla testa con un grosso ramo di olivo che gli ha procurato “una profonda lesione alla regione frontale parietale”.

In carcere, per tentato omicidio – sottoposto a fermo di indiziato di delitto – il connazionale Kelo Boukar Salissou, 28 anni, pure lui del Niger ma di tribù diversa, di lingua diversa, come sottolineano gli investigatori che hanno raccolto alcune testimonianze. Sul fronte delle indagini entrano in campo anche i carabinieri del Ris di Messina a cui sono stati inviati i reperti sequestrati nel centro  e le tracce ematiche e altri di elementi biologici rilevati durante il sopralluogo dei carabinieri della sezione scientifica di Agrigento; non è escluso un nuovo sopralluogo. I carabinieri hanno sequestrato un bastone ricavato da un grosso ramo di ulivo ritrovato nella stanza dei due nigeriani che potrebbe essere l’arma del delitto. Sequestrati, “per scrupolo”, anche una spranga di ferro e un tubo di ombrellone, ma sul ramo d’ulivo, per gli investigatori, non ci dovrebbero essere dubbi. Secondo quanto sta emergendo dalle indagini dei carabinieri della compagnia di Cammarata guidati dal capitano Vincenzo Bulla, i due nigeriani erano spesso in contrasto, c’erano stati già altri litigi proprio per via dell’appartenenza a tribù diverse che nel loro paese d’origine spesso sono coinvolti in guerriglie tra di loro. Ma mercoledì scorso, prima di ritrovare Alì riverso a terra in una pozza di sangue con la testa fracassata da una colpo di bastone, tra i due non ci sarebbe stata nessuna lite. Il sospetto degli inquirenti è che Kelo Boukar Salissou possa aver agito a sangue freddo. Avrebbe colpito Alì per ucciderlo. Poi ha dato l’allarme simulando una caduta accidentale nel tentativo di depistare le indagini, mentre già aveva il borsone pronto per la fuga. Ma la dinamica del presunto incidente e le profonde lesioni nella testa di Alì hanno insospettito i carabinieri che nel giro di poche ore hanno così ricostruito i fatti.