Giustizia nell’Agrigentino, Procura seccata: ‘Rispondiamo solo alla legge’

Si, sono seccati. E molto. Sono stanchi di sentir parlare di complotti e di inchieste dal valore di una cassata. Ed oggi lo hanno detto a chiare lettere: “Non siamo lo strumento di alcuno; nessuno uomo politico può dire che si procede in una direzione piuttosto che in un’altra; non abbiamo mandanti, ma  procediamo sull’evidenza dei fatti così come emergono. Rispondiamo solo alla legge”.

Ad innescare il fuori programma, significativo e liberatorio, è il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo mentre si stava svolgendo la rituale conferenza stampa sul blitz “Self service”, la tempesta giudiziaria che ha smantellato un’associazione per delinquere finalizzata alla concessione di licenze edilizie in cambio di soldi. Non si è fatto pregare il procuratore capo, Renato Di Natale, che ha voluto chiarire: “Niente paternità sulle inchieste che facciamo. Nessuno deve appropriarsi del nostro lavoro. Non ci facciamo condizionare da chicchessia. Procediamo con correttezza e serenità, altro che inchieste del valore di un vassoio di dolci”. No, non era uno sfogo ma la constatazione di una serie di fatti. Critiche sono state mosse, talune con fare irridente, sulle attività recenti della Procura. In particolar modo, l’inchiesta sulla Provincia regionale di Agrigento che ha visto il presidente Eugenio D’Orsi finire sotto processo con giudizio immediato. Sulla vicenda si erano espressi il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, leader del partito di D’Orsi (Mpa), lo stesso presidente della Provincia e Giuseppe Arnone che nell’immediatezza dei fatti affermò con un comunicato stampa: “Ho chiesto a D’Orsi , notizie della vicenda che sta sui titoli dei giornali, cioè quella delle 40 palme. D’Orsi mi ha spiegato che trattavasi di 40 piantine, al di sotto dei 30 cm, complessivamente del valore di una cassata, o di una bella torta gelato, cioè tutte assieme le 40 piantine, valgono poco più di 50 euro. Leggo adesso sui giornali che tra le contestazioni vi sarebbe un pranzo o una cena da 300 euro, cioè un’altra vicenda che può essere frutto di leggerezza, sciatteria, trascuratezza, ma che mi pare distante da particolari logiche di tangenti o malaffare, come quelle, ad esempio, degli appalti truccati della Nettezza Urbana per 45 miliardi, dell’imbroglio del depuratore per 5 miliardi, dell’appalto truccato di Favara Ovest per 5 miliardi. Qui stiamo parlando, al momento, di pranzi da trecento euro, di cento euro di piantine e di sconti o pseudo tali, nell’ordine di qualche migliaio di euro, ottenuti da imprese”. Puntuale è arrivata la precisazione dei massimi esponenti della Procura che hanno voluto tagliar corto e rispedire al mittente ogni pretesa strumentalizzazione delle inchieste.

 

Da: www.grandangoloagrigento.it