Rifiuti in Sicilia, Corte dei conti conferma cattiva gestione degli Ato

In tre anni di gestione dei rifiuti da parte delle società d’ambito siciliane sono stati accumulati circa 900 milioni di debiti.

I magistrati contabili della Corte dei conti certificano il fallimento dei 27 Ambiti territoriali della Sicilia che hanno curato il servizio della raccolta dei rifiuti nei comuni dell’Isola.

La Corte dei conti ha sancito che la gestione della raccolta dei rifiuti ha avuto costi per il personale spropositati, bilanci sempre in perdita, servizi di raccolta differenziata molto scarsi o addirittura, in tante città, assolutamente inesistente, ed una quantità di amministratori con un elevato ed ingiustificato ammontare delle indennità di carica.


“Un disastro – dice il sindaco di Agrigento Marco Zambuto – che avevamo già denunciato e che purtroppo puntualmente viene adesso confermato. Non possiamo non condividere l’analisi impietosa ma corretta che il Tribunale regionale contabile ha effettuato sul servizio della raccolta dei rifiuti in Sicilia e la preoccupazione manifestata dai magistrati è la stessa che ha accompagnato i nostri giudizi sulla gestione dei rifiuti: un servizio fondamentale per la nostre città ma costoso e non adeguato alle reali esigenze delle nostre comunità”.

Il sindaco Zambuto, confortato dal giudizio della Corte dei conti che attesta tutte le ragioni fino ad oggi sostenute dalla Amministrazione comunale di Agrigento sull’inefficienza e sull’elevato costo per i cittadini del servizio di raccolta dei rifiuti urbani, torna a ribadire la richiesta, rivolta al Presidente della Regione Siciliana Lombardo perché l’intero servizio di raccolta e gestione dei rifiuti possa tornare ad essere gestito direttamente dai comuni.

Zambuto è certo che una gestione diretta da parte del Comune di Agrigento potrà migliorare la qualità del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, alleggerendo gli oneri finanziari a carico dell’utenza cittadina, evitando spese ed indennità non necessarie, e praticando una politica più razionale del personale.