Armi, estorsioni, intimidazioni: quindici arresti a Licata

Alle prime luci della mattina odierna, militari della Compagnia dei Carabinieri di Licata e del Comando Provinciale di Agrigento hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP in sede dr.ssa Luisa TURCO nei confronti di  18 soggetti.

Nei confronti di 15 individui è stata disposta la custodia cautelare in carcere,  mentre per 3 persone  è stato disposto l’obbligo di dimora nel territorio del comune di loro residenza.

L’indagine, denominata “AUT AUT”, condotta su delega della Procura della Repubblica – sostituti procuratori ddrr Lucia BRESCIA ed Andrea BIANCHI, del dipartimento delitti di estorsione, usura e contro il patrimonio, coordinato dal Procuratore Aggiunto dr Ignazio FONZO – si fonda sugli elementi di prova emersi a seguito di una lunga e complessa attività investigativa svolta, nel corso degli anni 2009 e 2010, da parte del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Licata.

Le indagini, in particolare, hanno tratto origine da una serie di azioni intimidatorie e ritorsioni nei confronti di privati cittadini, commercianti e avvocati, ognuno dei quali, per motivi privati, personali o professionali avevano interesse ad acquisire molteplici beni immobili provenienti da procedure esecutive e ricadenti nell’hinterland del territorio del comune di Licata.


Dalle risultanze investigative emergeva che nella città di Licata operava un gruppo di soggetti dediti alla commissione di numerosissimi e gravi reati, i quali, con modalità illegalmente standardizzate, gestiva in particolare le aste giudiziarie, non disdegnando, pur di raggiungere i propri insani scopi, di ricorrere a minacce e violenze di vario tipo, incidendo anche nei confronti dei vari professionisti incaricati di eseguire le procedure di  vendita o di traslazione dei beni pignorati.

Questi i nominativi dei destinatari del provvedimento cautelare:

Licata, operazione “Aut aut”: i nomi degli arrestati

Angelo Consagra, 42 anni; Vincenzo Amato, 26 anni; Angelo Amato, 30 anni di Gela; Angelo Antona, 46 anni; Angelo Massaro, 44 anni; Ottavio Giuseppe Amato, 57 anni; Alessio Gueli, 36 anni; Michele Vedda, 29 anni; Orazio Candiano, 29 anni; Gaetano Castagna, 24 anni; Claudio Catania, 24 anni; Antonio Oliveri, 27 anni; Giuseppe Lombardo, 65 anni; Antonio Cannizzaro, 47 anni; Gerlando Di Carlo, 24 anni. Licata, Obbligo di dimora, invece, per Bartolo Consagra, 37 anni, imprenditore edile; Giorgio Candiano, di Modica, 55 anni, residente a Licata; e per Angelo Candiano, 32 anni.

Sono ritenuti responsabili, in particolare e a vario titolo, dei reati sotto specificati:  Turbata libertà degli incanti; Incendio doloso; Minaccia e violenza; Violenza privata;  Estorsione; Detenzione e porto abusivo di armi comuni da sparo e munizioni;  Detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

Dalle indagini è emersa, in particolare, la responsabilità degli indagati CONSAGRA Angelo, nonché dei componenti la famiglia AMATO, AMATO Ottavio, padre, AMATO Vincenzo e AMATO Angelo, figli, ANTONA Angelo, MASSARO Angelo, ed altri soggetti tuttora rimasti ignoti, soggetti i quali avevano una costante detenzione di numerose armi da fuoco di rilevante potenza, le quali venivano persino utilizzate in pieno giorno nel territorio del Comune di Licata.

Parallelamente al fenomeno criminale appena descritto, è  emersa anche la sussistenza di numerosi episodi di detenzione illegale e spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana, consumati in modo prevalente nell’ambito del territorio licatese, tramite approvvigionamenti, anche all’ingrosso, nell’area di Catania, posti in essere dagli indagati AMATO Vincenzo, GUELI, VEDDA, OLIVERI, INCORVAIA, CANDIANO.

In merito a tale tipo di reati può dirsi come, dai risultati delle attività tecniche compiute nei confronti di AMATO Vincenzo, sia  emerso  inoltre che il predetto era un vero e proprio punto di riferimento nei confronti di un indeterminato numero di giovani dediti all’uso ed allo spaccio di sostanze stupefacenti; mentre per ciò che riguarda le figure degli indagati GUELI Alessio e VEDDA Michele, si evidenziava che gli stessi erano spacciatori di stupefacenti, i quali a loro volta, per approvvigionarsi di sostanze stupefacenti facevano capo ad altri soggetti pregiudicati.

L’indagine ha altresì consentito di mettere in evidenza come il Tribunale di Agrigento, nel settore delle esecuzioni immobiliari, sia stato sottoposto a tentativi di gravissimi condizionamenti, svolti con modalità ben pianificate e realizzate nel tempo in modo ripetitivo, per quanto riguarda lo svolgimento delle aste finalizzate alla vendita degli immobili sottoposti alle procedure esecutive.

Tentativi palesatisi ancora più gravi in quanto realizzati da soggetti di notevole spessore criminale e dotati di altissima pericolosità sociale, come dimostrato, ad esempio dalla detenzione, da parte degli stessi, di armi da sparo di grande potenza di fuoco.

In tale contesto ambientale, si è rilevato, in piena evidenza ed in netta contrapposizione, l’assoluto valore morale e professionale dei Giudici deputati alla trattazione dei predetti procedimenti i quali, se pure costretti ad operare in una realtà connotata da così vasta illegalità, non hanno palesato alcun timore, né remore di sorta, a svolgere le proprie funzioni con il massimo rigore, anche suscitando in diversi casi, le ire degli indagati.

Proprio in merito a tale ultimo aspetto si deve ancora notare come gli indagati, in alcuni casi, non abbiano avuto alcuna difficoltà  a rivolgere o direttamente o per terza persona, minacce e pesanti ingiurie nei confronti dei Giudici che si occupavano dei predetti procedimenti, “rei” di non soddisfare le intenzioni criminali degli indagati, minacce le quali, fortunatamente, non sono state seguite da fatti concreti.

Il GIP, pertanto, valutando positivamente quanto prospettato dalla Procura della Repubblica diretta dal Procuratore Capo dr Renato DI NATALE, ha accolto la richiesta disponendo la misura cautelare, per la cui esecuzione è stata delegata la Forza di Polizia che ha eseguito le indagini disposte dall’Ufficio del Pubblico Ministero.

Le indagini di Polizia, come detto, svolte su direttive della Procura della Repubblica, sono state effettuate, e tuttora proseguono nell’ambito del Comando Provinciale dei Carabinieri retto dal Colonnello Riccardo SCIUTO, dalla Compagnia dei Carabinieri  di Licata alle dipendenze del Cap. Massimo AMATO.