‘Donne e lavoro nell’Agrigentino, la situazione peggiora’

“Da tutti i rapporti pubblicati in merito alla  condizione delle donne italiane nel mercato del lavoro, emerge  come quest’ultima sia progressivamente  peggiorata negli ultimi anni”.

Così esprime la sua preoccupazione per la condizione delle donne la coordinatrice provinciale donne Cisl di Agrigento, Lilly Mazza.

“Lo svantaggio – aggiunge in un comunicato –  aumenta in modo esponenziale  per le madri, che spesso lasciano il lavoro alla nascita del primo figlio e non sempre per libera scelta. E’ utile a tal proposito – prosegue Lilly Mazza – segnalare che la scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro è spesso determinata dal sovraccarico di lavoro familiare anche a causa dei pochi i servizi offerti dalle strutture pubbliche. La famiglia è tutt’oggi una irrinunciabile fonte di aiuto ed i nonni in particolar modo, diventano sempre più i punti di riferimento fondamentali per il sostegno delle giovani coppie con figli piccoli, non solo dal punto si vista organizzativo e del lavoro di cura per i propri nipoti, ma anche e soprattutto dal punto di vista economico.

Le attese dei  protocolli – continua la  coordinatrice provinciale donne Cisl di Agrigento –  che  già col Trattato di Lisbona  ipotizzavano un tasso di attività femminile del 60% entro il 2010,  per rendere l’Unione Europea “più competitiva e dinamica nell’economia della conoscenza”, sono  state platealmente deluse. Al contrario di quanto avvenuto  in Francia, dove il tasso di attività femminile  è rimasto  intorno al 60% mentre in Germania  è aumentato dal 65 al 66 per cento. Purtroppo è doloroso prendere atto di una condizione così grave che registra una distanza  che supera  i 14 punti percentuali dei livelli italiani rispetto a quelli medi dell’Unione Europea . La situazione é ancor più grave nella nostra provincia –  conclude Lilly Mazza – che grazie ai licenziamenti, ai tagli e al fallimento di qualche esercizio commerciale a causa della devastante crisi economica che continua a stringere la sua morsa in un sud già flagellato dalla disoccupazione, paradossalmente vede privilegiate le poche donne che lavorano in una situazione di instabilità e di precariato”.