Omicidio De Rossi a Montallegro: il Dna e il gioco d’azzardo incastrano l’insospettabile Iatì (VIDEO)

I carabinieri del Reparto operativo di Agrigento, dunque, hanno arresto Leonardo Iatì, 21 anni di Montallegro, ritenuto l’autore dell’omicidio di Giovanna De Rossi, la segretaria romana in pensione conosciuta da tutti come “Gianna” e trovata morta l’8 dicembre del 2009 nel suo appartamento di corso Vittorio Emanuele a Montallegro.

Giovanna De Rossi, venne trovata con il cranio fracassato e seminuda, riversa sul pavimento di casa. L’abitazione era a soqquadro, e questo aveva fatto ipotizzare una rapina finita male. Sulla porta d’ingresso non c’erano però segni d’effrazione e quindi, si pensò subito che la pensionata conoscesse il suo assassino. Due giorni dopo il delitto, i carabinieri trovarono, nascosti nel bagno, gioielli per diverse migliaia di euro.

La donna, nubile, originaria di Roma, viveva da sola a Montallegro, dove si era trasferita da un paio d’anni, da quando, dopo una vacanza, si era innamorata di un uomo residente nel piccolo centro dell’agrigentino. A carico di Iatì ha emesso un provvedimento cautelare il Gip di Agrigento Stefano Zammuto su richiesta del sostituto procuratore Antonella Pandolfi e del procuratore aggiunto Ignazio Fonzo. Secondo gli inquirenti, Iatì, che è figlio di un ispettore di Polizia in servizio alla Questura di Agrigento, avrebbe agito perchè cercava denaro da scommettere. Il giovane indagato viene descritto come un giocatore compulsivo, che puntava somme consistenti. Ad accusarlo c’è l’esame del Dna effettuato, volontariamente, dal padre che abita, con la moglie e i due figli, al piano superiore dell’appartamento dov’è stata uccisa la De Rossi. Iatì probabilmente riteneva che la donna era di condizioni agiate e che tenesse denaro in casa. Una circostanza, questa, che le indagini hanno poi smentito: non c’erano soldi nell’appartamento, dove Iatì era entrato in assenza della proprietaria. All’arrivo della pensionata, il giovane avrebbe agito con violenza e l’avrebbe aggredita e uccisa. Giovana De Rossi abitava a Montallegro da due anni, trasferendosi da Roma anche a seguito di un forte debito (70 mila euro) della sua famiglia con il fisco. Nonostante le sue condizioni economiche non fossero floride, manteneva un tenore di vita piuttosto alto. Si è anche accertato che l’ex segretaria apparteneva alla massoneria ed era iscritta alla loggia “Saverio Friscia” di Sciacca. Ad  incastrare Iatì è stato l’esame del Dna, a rovinarlo il vizio del gioco. Giornalmente arrivava a spendere, scommettendo on line, anche più di mille euro. Spese folli che, il giovane, nullafacente, non poteva più permettersi. E proprio un tentativo di rapina finito male, originato dalla necessità di trovare il denaro, sarebbe il movente dell’omicidio di Giovanna De Rossi. Secondo la Procura il giovane avrebbe cercato – ma senza trovarli – i gioielli che l’anziana teneva nascosti in bagno, dopo averla uccisa spaccandole la testa con un vaso di vetro finito in frantumi a causa dei colpi inferti alla donna. Per sviare le indagini l’assassino avrebbe poi inscenato improbabili riti satanici, con incisioni a forma di semiluna e di ”S” nell’ombelico della vittima lasciando accanto al cadavere dei cioccolatini e delle candele. Ad inchiodare Iatì alle sue responsabilità sono state le indagini del Ris di Messina. I militari, trovarono, quel giorno, sul lavello dell’appartamento un pezzo di carta assorbente intriso di sudore. Fra i vicini di casa dell’anziana sono stati raccolti i campioni di saliva per la comparazione del Dna. Iatì sarebbe stato identificato – come ha spiegato, in conferenza stampa, il procuratore di Agrigento Renato Di Natale – attraverso il campione offerto, spontaneamente, dal padre del giovane, un poliziotto. Gli esami biologici hanno così permesso d’appurare che il profilo genetico era compatibile con quello di Leonardo Iatì.

I video di comunicalo.it sul delitto De Rossi.