Stabilizzazione precari Provincia Agrigento, intervento di Mariagrazia Brandara

I recenti pareri forniti dalle Sezioni Riunite della Corte dei Conti per la Regione Siciliana ad alcuni Comuni dell’isola in ordine alla stabilizzazione dei precari hanno creato un clima di disagio e scoramento. E questo clima si è diffuso rapidamente fra i contrattisti, i quali ormai da lungo tempo lavorano negli Enti Locali  (quasi sempre part time e sempre dopo un’estenuante esperienza non contrattualizzata di lavori socialmente utili) dove operano con contratto a tempo parziale e a tempo determinato, per far fronte a tutte le esigenze di servizio.

E’ noto, d’altronde, che la maggior parte dei Comuni della Provincia di Agrigento non procede ad assunzioni da decenni  o vi ha proceduto rarissimamente, giusto per  adempiere agli obblighi delle riserve inderogabili in favore dei disabili.

E’ il caso, per esempio, di Naro, città in cui ho ricoperto la carica di sindaco, dove moltissimi servizi sono fronteggiati dai 50 contrattisti di diritto privato che hanno ormai acquisito la richiesta professionalità, prestando la loro attività con impegno ed efficienza. Ma la situazione di Naro è analoga a quella di Agrigento e Licata, di Racalmuto e Casteltermini, di Camastra, eccetera.

Oggi, però, i pareri restrittivi della Corte dei Conti sono fiancheggiati dalla circostanza per cui la Regione Siciliana potrebbe non prevedere le  somme  necessarie per le stabilizzazioni  nei bilanci a venire (compreso il bilancio 2012). Si è addirittura diffusa la voce, secondo cui il bilancio regionale non avrà stanziamenti nemmeno per le conferme in proroga o in rinnovo dei precari utilizzati dai Comuni e dalle Province.

Ma che fine hanno fatto, allora, le promesse di felicità  contenute nella circolare dello scorso maggio a firma del presidente Lombardo  e nella circolare pre-natalizia dell’assessore regionale al lavoro? Forse che queste circolari non erano ferme e chiarissime nell’esortare i Comuni ad iniziare entro il 2012 le procedure per le stabilizzazioni ?

Credo che nulla sia cambiato rispetto ai mesi scorsi e all’anno passato per i Comuni che hanno rispettato il patto di stabilità e che non hanno superato la soglia d’ incidenza del 40%  (oggi 50%) delle spese di personale rispetto alle spese correnti. Questi Comuni infatti possono assumere “personale a tempo indeterminato nel limite del 20 per cento della spesa corrispondente alle cessazioni dell’anno precedente”(art. 76 comma 7 d.l. 112/2008 e successive modifiche ed integrazioni).

La Corte dei Conti oggi dice che il limite dell’art. 76 comma 7 è inderogabile. E tutti siamo d’accordo, ma questo limite  non può che riguardare le assunzioni ex novo. Non riguarda affatto la trasformazione del contratto di lavoro a termine  in contratto di lavoro a tempo indeterminato, là dove il contratto continui a restare part time, ovvero con lo stesso numero di ore e, quindi, nei limiti della medesima spesa dell’anno precedente.

La Regione Siciliana  deve sostenere ciò ad alta voce e, ove occorra, trasformare ciò in atti legislativi speciali. La Regione Siciliana non può abbandonare i precari degli Enti Locali, addossando la responsabilità ad altri o adducendo la mancanza di risorse finanziarie.

La Regione Siciliana chieda pure più soldi allo Stato, ma intanto non tocchi gli stanziamenti di bilancio per la stabilizzazione dei precari.

E l’ANCI regionale, da parte sua, incalzi con energia su tale versante e  porti avanti le istanze del precariato, perché tali istanze sono del tutto coincidenti con quelle dei Comuni e dei Sindaci.

on. Mariagrazia Brandara

già deputato regionale