‘Nuova Cupola’, Cosa nostra agrigentina si occupa anche di rapine

Diversamente da quanto si possa comunemente pensare anche Cosa nostra agrigentina si dedica alle rapine.  Non solo estorsioni, controllo degli appalti, traffico di droga: purchè ci siano soldi da arraffare i tentacoli della “piovra” si estendono dappertutto.

Le rapine, che appaiono infatti nell’opinione diffusa come uno dei reati comuni spesso commessi da banditi autonomi non legati alla mafia – così come i danneggiamenti e le intimidazioni – sono considerati dagli inquirenti “reati spia”, cioè quei reati che segnalano in qualche modo l’attività della criminalità organizzata.

L’inchiesta “Nuova cupola” condotta dalla polizia di agrigentina con il coordinamento della Dda palermitana, mette in luce, tra le altre cose, che la mafia agrigentina, al fine di soddisfare il fabbisogno di denaro contante, non esita a compiere anche rapine, avvalendosi della forza intimidatoria delle armi che i “picciotti” utilizzano con estrema scelleratezza e disinvoltura contro le malcapitate vittime.

Emerge dall’inchiesta che gli autori delle rapine farebbero parte di un vero e proprio gruppo d’azione collaudato (lo stesso normalmente deputato alla commissione degli atti intimidatori) che dispone di armi tra le quali sono state usate un micidiale revolver tipo 38 special, una 357 magnum, e una semi-automatica 7,65.

Ci sarebbe il commando presumibilmente mafioso, per esempio, dietro la rapina al supermercato “Pick up” di Favara, di proprietà della “Barba srl”, commessa il 9 luglio del 2011 e durante la quale il titolare è stato ferito a colpi di pistola. Coinvolti a vario titolo in questa rapina che fruttò 4.250 euro, sarebbero quattro degli arrestati nell’operazione “Nuova cupola”: Dario Giardina, in qualità di basista, Luca Cosentino, così come in una precedente rapina commessa a Racalmuto, sarebbe stato il leader del gruppo criminale, Pietro Capraro (classe ’85) e Natale Bianchi, sarebbero gli esecutori materiali.