‘Nuova cupola’, testimone minacciato con una copia di Grandangolo

Per minacciare uno degli arrestati dell’operazione “Nuova cupola”, scattata l’altra notte e che ha portato al fermo di 47 persone accusate, tra le altre cose, di associazione mafiosa, gli ignoti, ma non tanto, intimidatori, hanno pensato bene di imbucare nella cassetta delle lettere del loro obiettivo, una copia di Grandangolo, il settimanale agrigentino diretto da Franco Castaldo.

La circostanza è contenuta nel provvedimento di fermo disposto dai Pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Vittorio Teresi, Emanuele Ravagliogli, Ennio Petrigni, Rita Fulantelli e Giuseppe Fici, e riguarda Gaspare Carapezza, di Porto Empedocle, 36 anni, implicato in una brutta vicenda di usura, sviluppata con successo dalla Procura della Repubblica di Agrigento,  nell’ambito della quale ha fornito un importante contributo collaborativo nelle indagini ma che, di converso, viene adesso accusato di estorsione insieme a noti pregiudicati e presunti mafiosi. Ecco cosa scrivono i pubblici ministeri nel provvedimento di fermo: “In data 20.02.2010 Gaspare Carapezza denunciava alla Polizia un episodio di minaccia eseguita nei suoi confronti da parte dì ignoti autori, mediante la collocazione di una copia del settimanale “Grandangolo” all’interno della cassetta delle lettere posta all’ingresso dell’abitazione della di lui suocera, sita inContrada dei Mughetti in Porto Empedocle.


All’interno di quel settimanale (nr. 8 del 20 febbraio 2010), precisamente alla pagina 3, vi era un articolo dedicato al Carapezza avente ad oggetto le dichiarazioni accusatone dal medesimo rilasciate nell’ambito del proc. pen. 5618/08 R.G.N.R., pendente presso la Procura della Repubblica di Agrigento e relativo a vicende di usura che hanno visto protagonisti, fra gli altri, alcuni soggetti di Porto Empedocle. All’interno dell’articolo, vi era pure il riferimento ad una conversazione avvenuta tra due soggetti, nel corso della quale si affermava il coinvolgimento della famiglia mafiosa dei Messina di Porto Empedoclenella vicenda che ha visto vittima d’usura ilCarapezza. Più in dettaglio, si affermava l’intervento di quest’ultima famiglia, dietro espressa richiesta dello stesso Carapezza, affinchè mediasse per il debito da questi maturato nei confronti degli Zambito. In sede di denuncia, Carapezza riferiva di alcuni decadimenti avvenuti nei giorni precedenti al fatto e riconducibili in qualche modo alla minaccia subita. In prima battuta faceva riferimento ad un episodio nel quale mentre si trovava in compagnia di un suo amico, tale Ignazio Inclima, avrebbe visto passare a bordo dell’autovettura Fiat Punto di colore blu Maurizio Romeo, soggetto diPorto Empedocle, il quale avrebbe rivolto a loro indirizzo la frase “Ignazì’, si scritto a libru niuru“. Carapezza si diceva convinto del fatto che quella frase fosse rivolta proprio alla sua persona, nonostante l’incipit della stessa, che lasciava invece intendere che il Romeo intendesse rivolgersiall’Inclima, di nome appunto Ignazio. La convinzione del Carapezza – lo stesso chiariva – si fondava sulla circostanza che appena qualche giorno prima, sempreMaurizio Romeo si era trovato a discutere con Ignazio Inclima, chiedendogli se avesse avuto modo di leggere del “pentimento” del suo “amico” (Carapezza Gaspare). Seppure Romeo avesse voluto rivolgere l’avvertimento all’Inclima piuttosto che Carapezza, appare evidente che le ragioni di quella frase sono in ogni caso riconducibili alle dichiarazioni accusatone fatte dal Carapezza: al fatto che ogni soggetto che si accompagnava a quest’ultimo doveva considerarsi anch’esso“scritta a libru niuru” (scritto sul libro nero).