‘Nuova cupola’, anche una frittata di uova come atto intimidatorio

Strano ma vero: una frittata di uova come atto intimidatorio per segnalare a un imprenditore agrigentino la scadenza delle rate del “pizzo”.

L’estorsione al supermercato Conad di Agrigento, secondo quanto scrivono i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo agli atti dell’inchiesta “Nuova Cupola”, è il più classico modello estorsivo messo in cantiere da Cosa nostra agrigentina con lo schema già collaudato e che va promosso su tutto il territorio per rendere più fluido il sistema di approvvigionamento illecito dell’organizzazione mafiosa. Lo schema è quello dell’automatismo che rende superflua qualunque azione di forza e violenza, poiché, come nel caso specifico, un semplice lancio di uova sulla serranda di un negozio è sufficiente a ricordare all’imprenditore la scadenza del pagamento vessatorio. In un dialogo intercettato tra i soliti Francesco Ribisi e Giovanni Tarallo, veri e propri maestri del “pizzo” secondo gli inquirenti, Tarallo suggerisce all’amico di ordinare al più presto a Luca Cosentino l’esecuzione di un atto intimidatorio all’imprenditore Di Noto del supermercato Conad. “… per il discorso di qua, a Luca, se lo vedi oggi, questa mattina, gli devi dire che gli butta una cartella di uova lì da Di Noto, in quella strada là… inc… al Conad! Quella strada, quella che c’è in via nuova Favara gli devi dire: buttategli una cartella di uova nella saracinesca…”. Si tratta, spiegano gli inquirenti della Dda, di un semplice avvertimento lanciato al solo fine di ricordare all’uomo di mettersi in regola con i pagamenti del “pizzo”: “… una cartella di uova, un po’ di uova nella saracinesca, che lui capisce e chiama lui…”. In un’altra conversazione si sente Tarallo che riferisce a Ribisi: “… al Conad gli ha messo il segnale Luca, gli ha tirato una cartella di uova”.