Banche: rischio chiusura sportelli nell’Agigentino, intervento della Cisl

La FIBA CISL  non ci sta. Il settore bancario è nell’occhio del ciclone e  i grandi gruppi bancari, tra cui Banca Intesa ed Monte dei Paschi, paventano tagli indiscriminati e chiusura di sportelli.

“Intesa San Paolo – affermano  Anna Cutrera segretaria generale Fiba Cisl Sicilia  e Gabriele Urzì segretario provinciale Fiba Cisl Agrigento – ha recentemente paventato la chiusura di ben 1000 sportelli su tutto il territorio nazionale. Il Monte dei Paschi di Siena ha presentato un piano industriale che, fra l’altro prevede la chiusura di 400 filiali su 500 che non raggiungono il “Break Eaven”, il cosiddetto  punto di pareggio.”

“E’ tristemente noto  che quando si tratta di chiudere, dismettere e ridurre, si comincia, complice il mai risolto dualismo economico del nostro paese e la crisi occupazionale e del reddito,  dal Sud e dalla Sicilia e magari dalle provincie come quella agrigentina dove la recessione si fa sentire di piu’. Siamo estremamente preoccupati e l’adesione plebiscitaria allo sciopero di Banca Intesa del 2 luglio nella nostra provincia, come in tutta la banca, e’ la dimostrazione che i lavoratori ci danno ragione.”

Secondo uno studio della Fiba Cisl di Agrigento ci sono attualmente operanti 158 sportelli bancari nella provincia , di cui 31 nel capoluogo, 15 a Sciacca sette a Favara 5 a Porto Empedocle. Di questi ben 40 sono di Unicredit, che per ora non parla di chiusura sportelli, 20 del Monte dei Paschi, 16 di Banca Intesa.

“Tenuto conto della crisi economica senza precedenti, delle fusioni continue fra gruppi bancari, che hanno creato duplicazioni e sovrapposizioni,  c’è un allarme occupazionale non indifferente, in un territorio, quello agrigentino, dove la crisi sta provocando effetti devastanti”.

“Non consentiremo – concludono i sindacalisti – che si faccia pagare il prezzo delle inefficienze del sistema, di un management troppo remunerato e delle responsabilità politiche di un Governo che nemmeno conosce il numero esatto degli esodati dal sistema produttivo, solo e soltanto ai lavoratori, appesantendo un sistema del credito che con sempre più difficoltà riesce a sostenere la disastrata economia dell’Isola.”