Diventa prete il presidente dell’Arcigay Agrigento, da ‘Lorella Sukkiarini’ a ‘Padre Agostino

Di nome faceva Agostino. Poi ha avuto una crisi, ha scoperto l’orgoglio omosessuale ed ha messo su una sezione dell’Arcigay allargata a transessuali, lesbiche, bisexual e chi più ne ha più ne metta.

Il suo nome d’arte era “Lorella Sukkiarini”, basta poco per capire il filo conduttore, diciamo, dei suoi spettacoli dal titolo per nulla sibillino “Violentami”, Maledetta parrucchiera”. In poco tempo l’associazione ha contato più di 500 iscritti. Per Agrigento una conquista. Per lui un trionfo, venne eletto presidente. I riflettori però non bastavano. Così sarà arrivata un’altra crisi. Ed Agostino De Caro è diventato “padre Agostino”, un sacerdote. Ora gira per Licata con tanto di clergman. “Io ci sono abituato, sono stato in seminario per 10 anni. Poi ho dovuto scegliere e ho preferito tenermi il mio orgoglio gay. Non potevo fare l’ipocrita. Proprio non potevo”. Ora folgorato sulla via di Damasco ha preso in affitto un magazzino, costruito un altare (“l’ho dedicato a San Francesco”). La chiesa ha preso il nome di San Damiano. Appesa al muro c’è anche l’immagine di Santa Chiara. “Io – dice Agostino – non parlerei di folgorazione. Sono sempre rimasto me stesso e svolgevo il mio ruolo come un missionario”. Per indossare gli abiti sacri Agostino De Caro ha, però, dovuto cambiare religione. E’ entrato a far parte della chiesa Ortodossa Autocefala d’Europa. Una struttura giovane. L’Esarcato di Sicilia è nato lo scorso maggio. Ed il 24 giugno il vescovo, mons. Crisostomo, era a Licata per ordinare presbitero il presidente dimissionario di Arcigay, che nel suo percorso cattolico aveva anche completato gli studi teologici. “Fanno parte della nascente diocesi – si legge nel sito web dell’Esarcato – sacerdoti, monaci e monache e tanti giovani che vogliono seguire con amore il Signore. La parrocchia di San Damiano è diventata un via vai di gente e di curiosi. Agostino celebra l’eucarestia giovedì, sabato e domenica. Può distribuire i sacramenti, battezzare, unire in nozze. “Vengono in tanti – dice padre Agostino – e sono tutti italiani. Ma io guardo oltre, ho cercato un approccio con i rumeni. Possono venire a celebrare quando vogliono, anche senza di me”. Agostino mantiene ancora rapporti con l’Arcigay. Si è dimesso ma è ancora in carica, deve traghettare gli iscritti al congresso di settembre. Tanti anni di battaglie omosessuali non possono certo cancellarsi così, con un colpo di spugna. L’orgoglio resta. Vuoi vedere che il primo matrimonio gay si farà d’Italia si farà a Licata? “Al momento non è previsto – dice Agostino – ma sarei felice di poterlo celebrare. Sì, sarei proprio felice”.

Alfonso Bugea

Da Giornale di Sicilia