Sostegno alla Procura per l’inchiesta sul mare di San Leone: ‘Soffia vento di verità’

Se la giustizia vive anche di consenso popolare Agrigento può dire di vivere un momento magico, insolito, raro, inconsueto. Che lascia ben sperare. Perché, diciamocelo molto francamente: che la gente finora così apatica, fredda, accidiosa e carica di agrigentinismo guardasse alla magistratura con tanta ammirazione e benevolenza non si era mai verificato.

Ma da quando il procuratore Renato Di Natale e l’aggiunto Ignazio Fonzo hanno aperto un fascicolo sulla salubrità del mare di San Leone il consenso tra la gente ha raggiunto livelli mai raggiunti, che si colgono nelle parole tra passanti sul lungomare, nei negozi, su Facebook, sul web. Procura irriverente, che non compiace i potenti. Non che fino ad ora i pm fossero rimasti con le mani in mano. Ma in questi ultimi tre giorni la Procura è la parola più usata e più cliccata nelle conversazioni pubbliche e private. Segno di un’intesa mai raggiunta, di cui mai memoria agrigentina conosce precedenti. Segno che quando la magistratura agisce in difesa dei diritti, anche quelli più elementari, degli agrigentini le parole fanno rima con consonanza, tutela, rispetto, amore per il bene comune.

Segno di una credibilità che questa nuova Procura ha conquistato sul campo, senza guardare in faccia nessuno, mirando alto quando c’era bisogno di farlo. Individuando senza remore parolai della legalità, scuotendo quel manto di assuefazione che aveva fatto diventare normali una caterva di illegalità quotidiane fatte di piccoli ma micidiali gesti, dal sapore amaro. Pizzicotti che negli anni hanno tumefatto il corpo della vita comune e perfino i sogni. Ieri abbiamo dato notizia del dibattito che scuote i social network così carichi di parole di sostegno all’azione della magistratura. Frasi e pensieri che si rincorrono e continuano a colorare di speranza le pagine virtuali. Sembrano lontane anni luce le parole dette poco dopo la morte di Livatino da uno dei pm di punta della Procura di allora: “Siamo come liberi professionisti della giustizia, che vogliono chi lo sa perché il rispetto della legge e lo impongono anche se nessuno gliel’ha chiesto”. I tempi sono cambiati, la credibilità della magistratura pure. La voglia di verità accomuna giudici e cittadini. Verità per l’acqua che non arriva, per la sanità, per l’inquinamento, il lavoro, la certezza di sapere se beviamo acqua inquinata o se portiamo i nostri figli in un luogo sicuro o in un mare cloaca. Verità per i diritto fondamentali, per avere l’abc della civiltà senza trucchi e senza inganni da nessuno. Neanche dalla politica. C’è un fermento nuovo. C’è quel consenso popolare che ha fatto grande, a suo tempo, la Procura di Milano. Agrigento è in ritardo. Ma il vento “si sa quando arriva”. E dalle parti dei templi si sentono arrivare i primi soffi. Piccoli passi. Ieri il sostegno è arrivato dal web, oggi dal Comitato di quartiere di San Leone: “E’ con vivissima soddisfazione – si legge in una nota – che si apprende la notizia che la Procura della Repubblica farà piena luce sulla qualità dell’acqua marina a San Leone. Finalmente si farà chiarezza su questa vicenda – dichiara il presidente del comitato Fabrizio La Gaipa -. Questa inchiesta è quanto mai opportuna. Il primo interesse della comunità è quello di avere un mare pulito”. Ed anche una città dipinta di verità, alla luce del sole. Senza quelle ombre che finora hanno fatto forti manovratori, ominicchi e quaraquaquà.

Alfonso Bugea

Da: Giornale di Sicilia