Costi della politica ad Agrigento, sindaco e assessori si aumentano gli stipendi: ecco i numeri

In teoria si sono ridotti l’indennità di funzione del 20% rispetto al massimo consentito dalla legge, ma in pratica riescono a guadagnare di più dell’ultimo scorcio della passata legislatura quando  gli stipendi erano stati dimezzati del 50%.

E’ questa la spending review in salsa agrigentina approvata all’unanimità dalla giunta comunale di Agrigento con delibera numero 56 del 28 giugno scorso. Segno che ha smesso di soffiare il  “vento dell’anticasta”, così per come aveva pubblicizzato il sindaco Marco Zambuto i tagli ai costi della politica effettuati dalla precedente giunta nel dicembre 2011. Per essere più precisi: il primo cittadino della città dei templi, per esempio, costava agli agrigentini, dallo scorso dicembre fino al mese scorso, circa 2.800 euro lordi al mese a fronte degli oltre 5.600 euro lordi previsti dalla legge; adesso, operando su quest’ultima cifra la riduzione del 20%, Zambuto costa al Comune 4.510 euro lordi. Il vice sindaco prima costava 2.114 euro lordi mensili, adesso Piero Luparello viene a costare 3.382 euro lordi. Stesso discorso vale per gli assessori: quelli che sono professionisti liberi (Nino Amato, Piero Macedonio e Ignazio Valenza), che prima costavano 1.832 euro ora costano 2.931 euro al mese. Mentre quelli che hanno un impiego e non si sono messi  in aspettativa, usufruendo però dei permessi necessari ad esercitare la carica pubblica che comunque sono poi rimborsati dall’ente comunale (come Patrizia Pilato e Giovanni Sciacca), costano 1.465 euro lordi al mese. Il costo complessivo per il Comune, tuttavia, dovrebbe essere lo stesso, anche se viene così vanificato  di fatto lo spirito della legge regionale che per ridurre le spese negli enti locali ha ridotto da dieci a sei il numero degli assessori. Allora il gioco è fatto: meno assessori ma pagati meglio. Di “scelta scellerata” parla il consigliere comunale di Grande Sud Alessandro Patti: “Tale decisione – sostiene – si appalesa improvvida e deprecabile, specie perché proveniente da chi si è sottoposto al giudizio dell’elettorato dipingendosi quale moralizzatore e risanatore delle casse comunali, a mezzo dei tagli agli sperperi, alle inutili prebende, attraverso la plateale restituzione della propria auto blu, eccetera. Mi auguro ardentemente  – conclude Patti – che il sindaco e la giunta ritornino sui propri passi ed annullino questa delibera ed i suoi deplorevoli effetti”. A difendere le nuove indennità, invece, i consiglieri del “Patto per il territorio” e dell’Udc: “La recente reiterata riduzione del 20% non ha comportato  alcun aggravio di spesa, stante la riduzione del numero dei componenti della Giunta da dieci a sei. Nel quinquennio di gestione da parte del sindaco Zambuto sempre si è operata una riduzione, rispetto alle indennità previste dalla normativa, compresa fra il 20 ed il 50 per cento, a differenza di quanto avviene in altri enti pubblici”.

 

Da: Giornale di Sicilia