Attacco col fuoco alle forze dell’ordine tra i Monti Sicani

Fuoco contro rappresentanti delle forze dell’ordine tra i Monti Sicani. Un ispettore della polizia municipale e due carabinieri nel mirino di ignoti malviventi. Danneggiata da un incendio di natura dolosa, a Bivona, la Land Rover di un carabiniere in servizio al comando stazione di Santo Stefano di Quisquina.

La jeep, che era parcheggiata in una via del centro storico vicino l’abitazione del militare, non è stata distrutta dalle fiamme ma è stata danneggiata. A spegnere l’incendio sono state alcune persone che abitano nella zona, non si è reso necessario l’intervento dei vigili del fuoco. Il rogo nella “città delle pesche”, di natura dolosa secondo le prime indagini dei carabinieri della compagnia di Cammarata diretti dal capitano Vincenzo Bulla, è scoppiato nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi, proprio mentre a Santo Stefano stavano già bruciando del tutto le auto di un ispettore della polizia municipale e un carabiniere. larme è scattato, poco dopo le quattro di ieri, per piazza Europa. A bruciare era la Citroen Saxò dell’ispettore dei vigili urbani di Santo Stefano Quisquina. Accorrevano i militari della stazione cittadina, venivano chiamati i rinforzi dalla compagnia di Cammarata. Da Agrigento, dal comando provinciale dei vigili del fuoco, partiva una squadra di pompieri. Neanche il tempo di mettersi all’opera, di avere la meglio sulle fiamme che già un altro rogo veniva segnalato in via Ruscello. Stavolta ad essere avvolta dalle fiamme era l’autovettura, una Volvo, di un carabiniere, uno di quelli in servizio nella stazione del paese.

I pompieri hanno lavorato a lungo prima di spegnere i due roghi. I carabinieri, quelli della compagnia di Cammarata con in testa il capitano Vincenzo Bulla, fino ad ieri pomeriggio erano ancora all’opera, ancora immersi in sopralluoghi e nell’audizione delle vittime o di quanti potessero aver visto o sentito qualcosa.  Secondo gli investigatori che hanno svolto i rilievi sul posto non ci sono dubbi sulla natura dolosa degli incendi. I tre atti intimidatori sarebbero collegati tra loro. Resta da capire il movente. La pista privilegiata dagli inquirenti sembra quella dell’intimidazione legata al delicato lavoro svolto dalle vittime. C’è il massimo riserbo sulle indagini. A coordinare l’inchiesta è il sostituto della Procura della Repubblica di Sciacca Lucio Vaira.