‘I peggiori nemici di Totò Cuffaro sono sempre stati i suoi amici’

Il ritorno di Totò Cuffaro a Raffadali tra applausi e lacrime riporta l’ex presidente dalle regione condannato per favoreggiamento alla mafia alla ribalta delle cronache nazionali e delle opinioni che corrono sul web.

Ecco l’articolo del giornalista Gaetano Alessi, già vincitore del premio nazionale per il giornalismo dedicato a Giuseppe Fava, pubblicato sul AdEstBlog:

“Una trentina, non di più. Poca roba, se non fosse che qualche “comunicatore” alla ricerca di notizie ha avuto la voglia di trasformare un fatto “privato” (la visita di un detenuto al padre malato) in un ennesimo atto pubblico, non richiesto, e sicuramente non gradito. Totò Cuffaro è un condannato per fatti di mafia. Non c’è nulla di onorevole in questo. E’ onorevole invece il modo in cui ha scelto di essere un carcerato. Silente, dignitoso. La nostra storia con lui si è chiusa il 22 gennaio del 2011.


Il giorno stesso della condanna da queste pagine gli offrimmo l’onore delle armi scrivendo: “Noi Cuffaro l’abbiamo affrontato quando era potente, quando ci voleva coraggio, ora è scattata l’ora dei vigliacchi e non ci appartiene. Non festeggeremo. Perché non c’è niente da festeggiare. Con la sentenza di oggi si ratifica che per otto anni la Regione siciliana è stata un’emanazione di “cosa nostra” e noi, uomini e donne che amiamo ogni angolo della nostra terra, non pensiamo sia una notizia che può farci felici. Lasceremo festeggiare chi fino ad ieri leccava il culo al clan Cuffaro per avere le briciole e che ora per rifarsi una verginità sputerà su Totò cercando di iscriversi al partito degli anticuffariani. Ci fate pietà e molto più schifo di un nemico che abbiamo sconfitto e a cui ora cediamo l’onore delle armi”.

Ma la verità è che i peggiori nemici di Cuffaro sono sempre stati i suoi cosiddetti “amici”. Al contrario della sua ultima versione, caciaroni, scomposti, falsi. Amici (e parenti) divenuti sempre meno tali, ma con una sconfinata boria e finto orgoglio di “appartenenza” che a Cuffaro fa solo del male. Totò oggi sicuramente avrebbe voluto solo salutare il padre e passare una giornata in famiglia. Grazie a questi “amici” domani si ritroverà proiettato su tutte le testate nazionali, di nuovo dentro il tritacarne dei media. E Raffadali, che ha lasciato dietro le spalle quel periodo, sarà nuovamente il posto dove i condannati per mafia vengono applauditi. Trenta su dodicimila. Nulla contro un intero paese. Ma faranno il rumore di uno sparo nel buio.

Ci ritroveremo ancora una volta a dover ricostruire l’immagine di una collettività che è fatta di tanti ragazzi e gente perbene, ma ormai ci siamo abituati. Una cosa però lascia perplessi. C’erano due consiglieri comunali ad applaudire un condannato per fatti di mafia: Giovanna Vinti e Salvatore Alaimo. Spero abbiano la decenza di non presentarsi alle prossime iniziative sulla legalità in paese. Spero anche che qualcuno della maggioranza glielo faccia presente, spero che qualcuno della Giunta voglia marcare una netta differenza tra il recente passato, il presente e il futuro. Bisogna scegliere da che parte stare. Noi l’abbiamo fatto tanti anni fa, ed il tempo ci ha detto che era la parte giusta.

Ultime due righe. Una la dedichiamo a Totò: che paghi serenamente il suo debito con la giustizia ammantato dal silenzio del quale ha voluto circondarsi. L’altra la dedichiamo a noi che stiamo pagando il prezzo del suo modo paludoso e colluso di fare politica. Ci ha lasciato un deserto di precariato e povertà, non solo economica, ma anche sociale e culturale. Per questo l’abbiamo combattuto. Per questo cerchiamo di portare avanti un’ idea di società che sia diversa dalla sua, che sia  più giusta e onesta. Direte che amiamo le utopie? E chi se ne frega! Siamo cocciuti, sappiamo “resistere” e costruire e alla fine, come diceva Gramsci, siamo sicuri che “la rosa è viva e certamente dopo la neve fiorirà”.

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