Cattolica Eraclea, arrestato autore tentata estorsione ex sindaco

Tenta di inquinare le prove minacciando un testimone. Finisce così in manette il presunto autore della tentata estorsione ai danni dell’ex sindaco di Cattolica Eraclea e attuale capogruppo della maggioranza consiliare Nino Aquilino (Pd).

Giuseppe D’Amico, 25 anni, disoccuppato e pregiudicato già raggiunto dieci giorni fa da una misura cautelare dell’obbligo di dimora, è stato arrestato ieri dai carabinieri della locale stazione, diretti dal maresciallo Liborio Riggi, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal gip del Tribunale di Agrigento Alessandra Vella su richiesta del sostituto procuratore Santo Fornasier.

D’Amico è gravemente indiziato di essere il responsabile di due richieste estorsive, prima per 5.000 euro e successivamente per 50.000 euro, avanzate nei confronti dell’esponente politico cattolicese e di ulteriori minacce alla vittima del reato per essersi recato dai carabinieri a sporgere denuncia.

Nel corso delle indagini, secondo la ricostruzione degli inquirenti, il 25enne avrebbe minacciato, non si sa in che modo, un testimone, una delle persone informate dei fatti sentite dai carabinieri al quale avrebbe intimato di cambiare versione sulla sua testimonianza. Sulla vicenda c’è il massimo riserbo da parte degli investigatori e non si escludono ulteriori novità nei prossimi giorni.

L’inchiesta prese il via alla fine dello scorso ottobre dopo la denuncia di Aquilino che raccontò ai carabinieri di aver ricevuto telefonate anonime minatorie a fini estorsosivi. “Tu e il sindaco Termine dovete farmi trovare 5.000 euro in contanti dentro un cassonetto dei rifiuti vicino al municipio, altrimenti avrete problemi seri”, sarebbe grosso modo questo il contenuto di ben cinque telefonate. Dopo la denuncia nuove telefonate anonime e minacce per Aquilino: “Hai fatto la denuncia? Adesso devi morire, ti devo ammazzare, bastardo! E i soldi che mi devi dare non sono più 5.000 euro ma 50.000 euro, sennò tu muori”.

Dieci giorni fa è arrivata la svolta nelle indagini grazie a un’intensa attività investigativa basata soprattutto sui tabulati telefonici e l’incrocio di diversi dati che hanno permesso di smascherare il presunto autore della tentata estorsione all’ex sindaco Aquilino che per le minacce avrebbe usato un telefono pubblico ma, a quanto pare, anche un cellulare con un numero anonimo.