Bivona, i figli di Cutrò: ‘Isolati dopo le denunce alla mafia’

Un lettera aperta di Giuseppe e Veronica Cutrò, di 22 e 19 anni, figli dell’imprenditore antiracket Ignazio Cutrò, denunciano il disagio e la solitudine che li circondano da quando il padre ha deciso di denunciare e i suoi estorsori.

 

Ecco la lettera integrale Giuseppe e Veronica Cutrò: “Pregiudizi mai, mai…. Dal luglio 2008, momento in cui grazie alle dichiarazioni i mio padre, semplice imprenditore, sono state condotte delle operazioni di polizia che hanno visto degli arresti nella Bassa Quisquina, e momento in cui poi mio padre diviene Testimone di Giustizia e non collaboratore, io e la mia famiglia per parte di Bivona siamo stati visti come “le persone sbagliate”, quelle che hanno dato fastidio e da isolare. Dalla sera alla mattina, io e mia sorella e ripeto io e mia sorella, e sfido chiunque a dire il contrario, siamo rimasti senza amici, le persone che fino al rientrare a casa della sera prima avevi salutato con un bacio, perché ritenute amiche, dall’indomani incontrandoci per strada si voltavano nella parte opposta alla nostra. Per non parlare da quando abbiamo avuto la scorta, per applicazione del programma di protezione, pure quelle poche persone che ci erano rimaste vicine sono svanite nel giro di un mese, perché le persone le guardavano con occhi strani, solo per essere amici ed uscire in paese limitrofi con i figli di un Testimone di Giustizia, cioè un imprenditore che subiva intimidazioni e per essersi messo microfoni addosso e sulla macchina, coadiuvato dai carabinieri, con la finalità di far arrestare e fermare i presunti “mafiosi” ignoti che agivano a nostra distruzione. Togliendo questo, si è voluta dare la possibilità a distanza di tempo a tutte quelle persone che hanno avuto paura di mostrarsi liberi a causa della stessa paura, di mostrare la loro scelta e la voglia di legalità e starci vicini alla presentazione del docu-film di mio padre che si sarebbe tenuta sabato scorso, ma viste le vicende emerse non è stato possibile portarla alla realizzazione ma sono nate diverse polemiche in paese. Tutto ciò per dire che, oltre che dal poter contare su parte di una sola mano le persone che sono venute a casa mostra da 2008 ad oggi, voglio ribadire che noi crediamo e testimoniamo che la maggior parte di persone di Bivona, nostra cittadina, condivide le nostre scelte, ma hanno paura di mostrarsi accanto a noi, perché viviamo appunto in quella stessa cittadina dove abitavano quelle persone che sono state arrestate. Non sono mie intenzioni alzare polemiche sul caso, però dopo cinque lunghi anni, credo sia giusto mettere i puntini sulle “i”. Auspico di sbagliarmi nel contesto di questo piccolo sfogo e che quando passo da via Roma a Bivona, tutte quelle persone, coetanei con i quali abbiamo condiviso l’infanzia e conoscenti mi stringano e ricevano con un forte abbraccio, per farmi capire che questa sera mi stia sbagliando”.

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