Demolizioni Lido Rossello, Legambiente: “Si chiude pagina nera”

E’ in corso l’abbattimento degli scheletri di Lido Rossello nel comune di Realmonte (Ag): tre palazzine mai finite, proprio sulla spiaggia, che si affacciano su un mare mozzafiato cinto da una cornice di falesie bianchissime. Grande soddisfazione di Legambiente da cui all’inizio degli anni novanta sono partite le denunce contro la speculazione edilizia e che, da tempo, ha inserito le “villette degli assessori” nella top five degli abusi che vanno demoliti con corsia preferenziale.
Le villette incompiute, che prendono il loro soprannome dai titolari della concessione edilizia che ne autorizzava la realizzazione, sono a poca distanza dalla Scala dei turchi, sempre nel comune di Realmonte, dove il 6 giugno scorso le ruspe hanno buttato giù lo scheletro di 6 mila metri cubi che da 24 anni deturpava la splendida costa. Si trovano in una baia di grande suggestione, che per la sua bellezza naturalistica è stata al centro delle mire speculative di un gruppo di politici e di imprenditori locali, denunciati e condannati dopo la pubblicazione di un dossier di Legambiente Sicilia.
“Quello che arriva dalla Sicilia con questi abbattimenti di Realmonte è un segnale di notevole importanza – dichiara il presidente di Legambiente Sicilia Mimmo Fontana – Le ruspe stanno mettendo la parola fine a una pagina nerissima della speculazione edilizia sull’isola, una vera e propria aberrazione frutto di una scelta politica precisa, che prevedeva che tutta la spiaggia di Lido Rossello venisse cementificata, mare compreso. Le speculazioni rimaste incompiute e oggi finalmente demolite non erano, infatti, prive di autorizzazione, ma parte di un progetto di espansione previsto dal piano urbanistico”.
“Questi segnali dimostrano come, probabilmente, sul piano culturale la battaglia contro l’abusivismo edilizio sia stata vinta – commenta il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – ma non si riuscirà a fermare il fenomeno finché non la si vincerà anche sul piano politico. Non solo abbiamo assistito nell’arco delle ultime due legislature a 18 tentativi di riaprire il condono, ma l’ultima invenzione del senatore Ciro Falanga di impedire alle procure di eseguire gli abbattimenti dimostra al contrario quanto sia urgente un intervento legislativo che renda rapidi ed efficaci gli abbattimenti, unico modo per riportare il paese alla bellezza che gli è riconosciuta dal mondo”.
A lido Rossello, nei primi anni novanta, con uno strumento urbanistico ormai scaduto, in violazione di ogni logica prima ancora che del vincolo paesistico, alcuni assessori rilasciarono a sé stessi una serie di concessioni edilizie per realizzare palazzine in riva al mare, piantando i piloni nella sabbia e sbancando la costa di pietra bianca che completava il tratto costiero. Nel 1992 le prime denunce di Legambiente, nel 1993 la magistratura annulla la concessione e blocca i lavori. Nel febbraio del 1994 l’intera Giunta municipale, la commissione edilizia e alcuni imprenditori vengono arrestati, processati e condannati. Negli anni seguenti i proprietari tentano la carta del ricorso al Tar, ma senza successo.
A maggio del 2011 il Consiglio di giustizia amministrativa boccia il ricorso dei proprietari e il sindaco sembra voler procedere con le pratiche per la demolizione: annullare le concessioni edilizie, acquisire gli scheletri e poi lasciare spazio alle ruspe.
Oggi la demolizione. Dopo quasi vent’anni questa vergogna su una delle spiagge più belle della Sicilia meridionale sparirà dalle foto dei turisti. E dalle nostre.

“Demolizioni a Lido Rossello: si chiude una pagina nera ma tanti, troppi capitoli del grande libro della mala-gestione del territorio aspettano da anni di essere definitivamente cassati solo da un atteggiamento risolutivo da parte di chi amministra il territorio”.
È questa l’opinione di Legambiente nel giorno che “segna il definitivo ripristino delle regole e la vittoria del buon senso in uno dei luoghi più belli della costa meridionale della Sicilia, gratificato dalla generosità di Madre Natura e pesantemente offeso, in alcuni casi purtroppo in maniera irrimediabile, dalla mano dell’uomo”.

“Con le odierne demolizioni – afferma Claudia Casa, presidente del Circolo Rabat, componente della Segreteria regionale e dell’Assemblea nazionale dei delegati di Legambiente – la Scala dei Turchi, incastonata tra la spiaggia di Punta Grande ad est e quella di Lido Rossello ad ovest, viene risarcita in modo compiuto per l’ingiusta condanna riservatagli con la persistenza, per lunghi anni, in quei luoghi di queste opere scellerate che, grazie alla denuncia di Legambiente, agli inizi degli anni ’90 furono bloccate sul nascere e che oggi, con l’intervento deciso della Procura ed il senso di responsabilità dimostrato dall’Amministrazione Comunale di Realmonte, finiscono nell’unico modo possibile, cioè in macerie”.
Per la dirigente agrigentina di Legambiente “i fatti positivi registrati in questo mese di giugno sono, insieme, un punto d’arrivo ma anche di partenza, perché se da un lato decretano un cambiamento culturale che può senz’altro considerarsi irreversibile e che fa guardare all’abusivismo come una piaga da debellare e non come un fenomeno da subire ed addirittura assecondare, dall’altro lato non riescono a nascondere il tanto che ancora rimane da fare per sanare tutte le profonde “ferite” inferte nei lunghi decenni di malgoverno del territorio che hanno attraversato la Sicilia. In tal senso la nostra opinione è che non ci si debba muovere solo e soltanto sulla scorta degli input provenienti dalle Procure della Repubblica e che occorra invece un maggiore protagonismo da parte delle Amministrazioni Locali: occorre che i sindaci si convincano dei benefici che i loro territori acquisiscono attraverso una lotta senza quartiere agli abusi edilizi, a partire proprio dalla demolizione di tutti gli sconci, più o meno incompiuti, che offendono la dignità della Sicilia, prima ancora che le sue bellezze naturali, paesaggistiche e culturali”.