Cga: anche il fratello di un mafioso può cquistare esplosivo per cave

G.F. di 41 anni espletando l’attività di coltivazione di una cava di calcare richiedeva ed otteneva annualmente dagli organi periferici del Ministero dell’Interno l’autorizzazione all’acquisto di esplosivi per otto anni consecutivamente. Ad un certo punto però dagli stessi organi veniva espresso parere negativo atteso che il fratello del titolare della cava era stato tratto in arresto in quanto accusato di far parte dell’associazione di tipo mafioso denominata “Cosa Nostra”. Il titolare della cava proponeva allora un ricorso giurisdizionale contro il Ministero dell’Interno , con il patrocinio dell’avv. Girolamo Rubino, censurando il difetto di motivazione del provvedimento impugnato, per avere il Ministero resistente posto a fondamento dello stesso il mero rapporto parentale con un soggetto indiziato di appartenenza a “Cosa Nostra” , senza tenere conto dell’ineccepibile espletamento dell’attività ritualmente autorizzata per otto anni senza alcun mutamento oggettivo della sitazione personale dell’interessato. Si è costituito in giudizio il Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo,per chiedere il rigetto del ricorso, sostenendo la legittimità della revoca del titolo di polizia trattandosi di provvedimento ampiamente discrezionale emesso da parte dell’Amministrazione dell’Interno” chiamata alla tutela dell’interesse pubblico alla pacifica e tranquilla convivenza sociale” . Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, Presidente la Dr.ssa Rosanna De Nictolis, Relatore il Cons. Alessandro Corbino, condividendo le tesi difensive prospettate dall’Avv. Rubino secondo cui l’autorizzazione all’uso di esplosivi viene utilizzata con l’osservanza di procedure vincolate tali da rendere impossibile la destinazione dei medesimi ad una finalità diversa da quella prevista, e ritenendo che il mero rapporto parentale del titolare dell’autorizzazione con un soggetto tratto in arresto in quanto ritenuto componente di una famiglia mafiosa non può avere un valore assoluto , ha accolto il ricorso, annullando il provvedimento impugnato. Pertanto , per effetto della sentenza resa dal Consiglio di Giustizia Amministrativa, il titolare della cava potrà continuare l’esercizio dell’attività acquistando gli esplosivi di seconda e terza categoria fino a mille Kg al giorno; nelle more del giudizio peraltro il fratello del ricorrente è stato assolto dall’infamante accusa di appartenere alla consorteria mafiosa ed è stato tratto in libertà.