Lite tra ambientalisti, a rischio bene confiscato a Siculiana

Ambiente, legalità e polemiche amare nell’Agrigentino. Rottura brusca nell’associazione temporanea di scopo – composta da tre importanti associazioni ambientaliste – che si è aggiudicata la gestione del centro di fruizione dell’ambiente e del mare realizzato dal Consorzio agrigentino legalità e sviluppo a Siculiana Marina, a due passi dalla riserva di Torre Salsa, in un terreno confiscato al clan Caruana. L’inaugurazione ufficiale era prevista nel mese di luglio, ma adesso potrebbe saltare tutto e si potrebbe addirittura ricominciare daccapo con un nuovo bando per l’assegnazione. Le associazioni Legambiente e Marevivo hanno comunicato con una lettera al consigliere nazionale del Wwf e presidente dell’Ats Pierfrancesco Rizza – inviata anche alla prefettura, al consorzio e al comune – la decisione di uscire dall’associazione temporanea di scopo per problemi legati alla poca trasparenza nella gestione del bene e nell’iter che avrebbe dovuto portare all’apertura entro luglio. Sul banco degli imputati torna l’assunzione da parte del Wwf – l’associazione capofila che proprio nella struttura avrebbe voluto trasferire parte degli uffici della riserva di Torre Salsa – del figlio del presunto boss Gigi Caruana, alla cui famiglia erano stati confiscati i terreni in cui è stato realizzato il centro per l’ambiente, proprio accanto a una delle strutture turistiche gestite dallo stesso nucleo familiare.  “Il Wwf ha avuto un modo di agire poco lineare, noi ci tiriamo fuori da questa vicenda sicuramente gestita male”, ha commentato Claudia Casa, presidente del circolo Rabat di Legambiente Agrigento. “Il ragazzo, da tempo volontario del Wwf, fu assunto per un periodo determinato e il contratto gli è già scaduto. Il giovane – ha spiegato Pierfrancesco Rizza – con una fedina penale illibata, era stato assunto dal Wwf per iniziative che nulla avevano a che fare con la gestione dell’immobile. Abbiamo fornito tutte le delucidazioni richieste agli organi di competenza, convocherò i rappresentanti di Legambiente e Marevivo per ulteriori chiarimenti, questa storia non può finire così”. “A questo punto il bene potrebbe essere riassegnato con un nuovo bando – spiega il presidente del Consorzio agrigentino legalità e sviluppo, Maria Grazia Brandara -. Su questa vicenda ci vuole il massimo della trasparenza, ho già fatto le dovute segnalazioni sul caso. Ribadisco ancora una volta che occorre molta attenzione nella gestione dei beni confiscati e nella conduzione delle attività che vi si promuovono per l’importante funzione pedagogica che svolgono che non consente leggerezze di nessun tipo”.

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