Il parroco di Lampedusa: “Pontefice ha chiesto cerimonia sobria”

“Ci prepariamo a questo evento straordinario con semplicita’. Il Pontefice ha chiesto qualcosa di sobrio, vuole il contatto con la gente ed incontrare una delegazione di migranti. Noi non faremo nulla di particolare, ma una celebrazione normale”. Padre Stefano Nastasi, parroco di Lampedusa (Agrigento) non nasconde la sua gioia. E’ stato lui prete dell’isola di frontiera, approdo per centinaia di migranti, ad inviare nei mesi scorsi una lettera a Papa Francesco, invitandolo a visitare la piu’ grande delle Pelagie. “Subito dopo la sua elezione -racconta all’Adnkronos- gli avevo inviato una semplice lettera di augurio, in cui gli raccontavo la quotidianita’ vissuta dalla nostra isola e lo invitavo a venire nel cuore del Mediterraneo, laddove confluisce parecchio dolore e riparte la speranza. Pensavo che essendo figlio di migranti, meglio di chiunque altro potesse comprendere il dramma che anima il cuore di questa gente”. Eppure don Nastasi non si aspettava una risposta cosi’ immediata.
“Una delegazione del Vaticano -dice- e’ venuta qui la scorsa settimana, ha visitato i luoghi e ci ha accennato di una visita del Pontefice”. Ma mai, assicura, avrebbe “immaginato che il primo viaggio del Papa fuori dalla diocesi di Roma fosse proprio a Lampedusa. Sono rimasto incredulo, io come l’intera comunita’”. Una visita inaspettata, dunque, che ha generato “un po’ di smarrimento. Ora i miei parrocchiani hanno preso coscienza dell’evento e nel cuore della gente c’e’ gioia ed euforia. La visita di Papa Francesco servira’ a ridare forza e speranza agli abitanti di quest’isola, che hanno bisogno di credere che la carita’ e’ ancora possibile”. Per don Stefano Nastasi, infatti, Lampedusa e’ “per disposizione creaturale il cuore del Mediterraneo, un naturale crocevia di popoli, ed e’ abitata da una comunita’ capace di farsi carico di gesti ascrivibili all’esercizio premuroso dell’incontro con l’altro. Accoglienza e condivisione -scrive don Nastasi nella missiva indirizzata a Papa Francesco- sono divenuti i nostri segni di profezia evangelica e, speriamo, semi di bene per la futura storia dell’umanita’”.
“In questa terra -prosegue don Stefano Nastasi- che e’ appena uno scoglio, d’Africa o d’Italia non importa perche’ la terra e’ tutta del Signore, per le vicende che abbiamo vissuto ci e’ parso si riflettesse il cielo. Ai migranti arrivati su queste sponde -scrive ancora il parroco di Lampedusa- la nostra piccola terra bianca e’ apparsa spesso l’agognata oasi di speranza, sognata lungo l’amara e silenziosa traversata del mare; altrettanto spesso, una porta di pieta’ per coloro i quali il mare Nostrum e’ diventato mostrum, mondo deserto, luogo di orribili paure, tomba anziche’ grembo”. Dinanzi alle lacrime dei migranti don Stefano Nastasi ha pensato alle lacrime sgorgate al momento dell’elezione dagli occhi di Papa Francesco. “Mi piace pensare -conclude il parroco di Lampedusa nella missiva inviata al Pontefice- che le sue lacrime incrocino quelle di ogni uomo e di ogni donna che si trascina negli angoli della terra tra le miserie della storia e la fatica di ogni giorno”. Mentre fervono i preparativi per la visita del Pontefice la parrocchia di san Gerlando e il suo parroco si preparano all’accoglienza dell’ospite illustre, pensando ad un dono speciale per il Pontefice. (Adnkronos)

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