Claudio Baglioni: “Visita Papa a Lampedusa non abbia solo valore simbolico”

”Tutti hanno parlato del valore simbolico di questo viaggio. E’ vero: c’e’ ed e’ forte. Io, pero’, preferirei sottolineare il suo valore reale. Non vorrei cioe’ che il viaggio di Papa Francesco a Lampedusa rimanesse solo un simbolo, un segno. Qualcosa di immateriale, secondo il senso che comunemente diamo a questa parola. Mi piace di piu’ il valore etimologico: quel ‘mettere insieme’, ‘accostare’, ‘avvicinare’ che invita a essere conseguenti, a unire la parola al gesto, il messaggio all’opera. Un segno che indica una strada; strada da percorrere, pero’, non solo da guardare”. Lo sottolinea Claudio Baglioni in un’intervista all’Osservatore Romano. Il cantautore romano ha assistito lunedi’ scorso, confuso tra la folla, alla Messa di Papa Francesco nello stadio di Lampedusa. ”C’e’ una parola molto bella con la quale si definisce il Papa: ‘Pontefice’, vale a dire colui che costruisce ponti e, dunque, unisce rive lontane. Credo che, con questo viaggio, Papa Francesco abbia costruito il ponte piu’ lungo mai immaginato: dalle coste di una minuscola isola del cuore del Mediterraneo a quelle dell’Africa, dell’Italia, dell’Europa e di tutti gli altri continenti, per unire, in un unico abbraccio, le anime di quanti -ovunque nel mondo- lottano, ogni giorno, per affermare quel diritto del quale nessun essere umano puo’ essere privato: il diritto a una vita libera, giusta, onesta e dignitosa. E i diritti -rileva Baglioni- non sono simboli: sono realta’ fondamentali e irrinunciabili”. ”Se la fede, come ha scritto Papa Francesco e’ lumen, allora illumina: i cuori, certo, ma anche la realta’. E’ un po’ come quando accendiamo la luce in una stanza buia: vediamo -spiega Baglioni- cio’ che prima non potevamo vedere. E’ chiaro che, una volta che sappiamo come stanno davvero le cose, non possiamo piu’ far finta di non conoscerle. Papa Francesco ha acceso la luce su Lampedusa e ora sara’ meno facile -in Italia, in Europa, nel mondo- dire ‘non lo sapevo’, ‘non credevo fosse proprio cosi”, ne’ voltarsi dall’altra parte”.

”Ci sono piaghe -poverta’, fame, guerra, violenza, intolleranza- che consideriamo fisiologiche. Ci sembrano cose normali: cose che non possiamo eliminare e con le quali, quindi, dobbiamo imparare a convivere. Di normale, invece, non c’e’ proprio nulla. Anzi: sono realta’ scandalose. Fin quando non le avremo debellate -aggiunge Baglioni nell’intervista all’Osservatore Romano- potremmo definirci in mille modi ma certo non potremmo definirci umanita’. Non vi e’ nulla di umano, infatti, nel tollerare poverta’, fame, guerra o violenza. Ha ragione Papa Francesco: ‘La cultura del benessere ci rende insensibili alle grida degli altri’. Dobbiamo combatterla, smetterla con la vilta’ dell’indifferenza, per tornare a sentire. Con le orecchie, ma, soprattutto, con il cuore. E con coraggio”. ”Il vero scandalo -rileva- non e’ nella minaccia delle migrazioni ma e’ nella minaccia alle migrazioni. Senza contare che l’indifferenza e’ il terreno nel quale fiorisce l’ignobile mercato di quanti -qui fuori e di qui- speculano sulla sofferenza altrui. Veri e propri aguzzini che, in cambio del miraggio del paradiso offrono -a carissimo prezzo- il deserto dell’inferno. Se, in nome della cultura dell’indifferenza ci voltiamo dall’altra parte, siamo molto piu’ che complici. L’indifferenza e’ un virus che non risparmia nessuno: presto o tardi, ne rimane vittima anche chi la pratica. Con quale logica, allora, e, soprattutto, con che diritto pretendiamo di negare agli altri quelle stesse liberta’ che consideriamo fondamentali per noi stessi?”. ”’Tutto il mondo -ha detto Papa Francesco a Lampedusa- abbia il coraggio di accogliere coloro che cercano una vita migliore’. Troviamolo questo coraggio, allora. Se lo ha avuto una piccola isola come Lampedusa, perche’ non dovrebbero averlo grandi Paesi come l’Italia o ancora piu’ grandi come l’Europa o il mondo? Non ci vergogniamo ad avere paura di cio’ di cui un piccolo scoglio in balia del Mediterraneo non ha mai avuto paura? Se avessimo impedito a chi viene dalla ‘fine del mondo’ di arrivare fin qui, oggi non avremmo nemmeno un Papa come Francesco e il mondo sarebbe di certo un posto piu’ buio e piu’ triste. Lasciamoci illuminare, allora, dalla fede, ma anche da quella umanita’ di cui non dovremmo mai dimenticare di essere portatori. Egli -prosegue Baglioni- ci ha portato il suo O’scia’, il suo respiro, il suo fiato per un vento nuovo e di cambiamento”. (Adnkronos)