Naro, ripartono i campi antimafia nelle terre confiscate ai boss

Alcuni sono già ritornati a casa dopo due settimane di lavoro, altri sono arrivati oggi nell’Agrigentino per lavorare nelle terre confiscate alla mafia. Sono i giovani, provenienti da tutta Italia, che partecipano ai campi di volontariato di Libera, l’associazione presieduta da don Luigi Ciotti. Vengono ospitati nel centro di aggregazione giovanile realizzato a Naro, in contrada Robodao, dal Consorzio agrigentino legalità e sviluppo, grazie ai fondi (1.570.000 euro) del Pon Sicurezza. Il centro è affidato alla cooperativa “Rosario Livatino – Libera Terra” presieduta dall’agronomo Giovanni Lo Iacono, che coordina l’attività dei soci e dei volontari. “Lunedì arriveranno alti ventotto ragazzi. Dopo aver raccolto, lo scorso giugno, il grano e i ceci saremo in queste settimane impegnati – spiega Lo Iacono – a dismettere il vigneto e a dissodare i terreni”. Come nel dopoguerra si faceva con le terre incolte di baroni e marchesi protette da campieri e gabelloti mafiosi date in gestione ai contadini con i decreti Gullo, oggi si occupano le terre dei boss dove nascono i frutti della legalità grazie alla legge Rognoni – La Torre. A Naro – tra le campagne in cui trascorse parte della sua latitanza l’ex numero uno di Cosa nostra agrigentina Giuseppe Falsone – nel terreno confiscato al boss agrigentino Lorenzo Baio, brilla tra gli esempi positivi citati al focus annuale sul Pon Sicurezza l’immobile che ospita il centro di aggregazione (600 mq di superficie) capace di accogliere 90 persone, comprensivo di foresteria adibita al pernottamento ed anfiteatro all’aperto. Già creati sei posti di lavoro. Dopo i campi di volontariato, a settembre, riparte la Summer School già promossa lo scorso anno in collaborazione con l’università di Palermo e l’arcidiocesi di Agrigento. “Il centro di aggregazione realizzato a Naro – afferma Mariagrazia Brandara, presidente del cda del Consorzio legalità e sviluppo – è la testimonianza concreta del processo di riscatto e di riutilizzo a fini sociali dei beni sottratti alla mafia e restituiti e alla collettività. Luoghi che furono teatro di crimini e malaffare diventano centri di aggregazione e di confronto, spazi di volontariato e lavoro, di impegno civile e sociale. Da non sottovalutare le potenzialità turitiche dei tour della legalità. I giovani vengono in vacanza, lavorano, approfondiscono la conoscenza delle mafie e tra un impegno e l’altro trovano anche il tempo per divertirsi e visitare le bellezze archeologiche della provincia”.