Sicilia, commissario Stato impugna ddl Antiparentopoli

Il commissario dello Stato per la Regione siciliana, il prefetto Carmelo Aronica, ha impugnato davanti alla Corte costituzionale il ddl ‘Antiparentopoli’, approvato dall’Assemblea regionale siciliana lo scorso 12 agosto, prima della chiusura per le ferie estive. La legge introduce cause di incompatibilita’ e ineleggibilita’ dei deputati regionali. La norma per il commissario dello Stato viola gli articoli 3, 51 e 97 della Costituzione. In particolare, la scure del commissario dello Stato si e’ abbattuta sulla parte del ddl che nella parte in cui estende le cause di ineleggibilita’ ed incompatibilita’ alla carica di deputato regionale ai soci, funzionari e dipendenti delle societa’ e/o degli enti di diritto privato che fruiscono di provvidenze dalla Regione o che siano dalla stessa controllati o vigilati.

In particolare, il prefetto Aronica, pur sottolineando come l’iniziativa legislativa, che ha avuto “un lungo e controverso iter parlamentare”, sia “apprezzabile nell’intento” perche’ “perseguirebbe l’intento di soddisfare le molteplici istanze di moralizzazione della politica e della vita pubblica provenienti dalla societa’ civile”, spiega che la norma non e’ “esente da censure di ordine costituzionale”. Il commissario dello Stato ricorda, infatti, che in base all’articolo 51 della Costituzione “l’eleggibilita’ e’ la regola e l’ineleggibilita’ l’eccezione”, e che “le restrizioni del contenuto di tale diritto inviolabile sono ammissibili solo nei limiti indispensabili alla tutela di altri interessi di rango costituzionale in base alle regole della necessita’ e della ragionevole proporzionalita’ di tale limitazione”. “Sicche’ – scrive il prefetto Aronica nell’impugnativa – per stabilire se l’ipotesi di ineleggibilita’ o incandidabilita’ e’ legittima, occorre valutare se essa sia indispensabile per assicurare la salvaguardia di detti valori, se sia proporzionata al fine perseguito o se, invero, essa non finisca piuttosto per alterare i meccanismi di partecipazione dei cittadini alla vita politica”. Inoltre, le cause di ineleggibilita’ in quanto costituiscono “eccezione al generale e fondamentale principio del libero accesso in condizione di eguaglianza di tutti i cittadini alle cariche elettive – spiega il commissario dello Stato – devono essere tipizzate dalla legge con determinatezza e precisione sufficienti ad evitare situazioni di incertezza, frequenti contestazioni e soluzioni giurisprudenziali contraddittorie che potrebbero incrinare gravemente le pari capacita’ elettorali passive dei cittadini”. A cio’ si aggiunge che i nuovi vincoli introdotti dal ddl approvato dall’Ars alla vigilia della pausa estiva “sarebbero riconducibili all’ambito dell’ineleggibilita’ in atto vigente, ma se ne discostano per la specificita’ del settore e per l’ampliamento del numero dei destinatari e proprio su questi due aspetti danno adito alla prospettata violazione degli articoli 3 e 51 della Costituzione, innanzitutto per l’inserimento fra i soggetti destinatari dei funzionari degli enti di diritto privato”. Infatti, per il prefetto Aronica “l’estrema genericita’ della dizione ‘funzionari’ non risponde al principio di tassativita’ prescritto per le cause di ineleggibilita’. Essa, infatti, e’ estremamente generica, non circoscritta e polivalente e potrebbe dar luogo verosimilmente a perplessita’ circa il suo significato, con conseguenti errori di applicazione”.
Infatti, “non e’ parimenti facilmente ravvisabile – si legge nell’impugnativa – il potenziale conflitto di interesse tra la carica di deputato e semplice funzionario di enti o societa’ partecipate dalla Regione, non avendo il funzionario, a differenza del legale rappresentante e del dirigente, alcuna capacita’ di determinare ed esprimere la volonta’ ed orientare l’attivita’ dell’ente presso il quale presta servizio nella generalita’ dei casi”. Inoltre per il commissario “analoga difficolta’ interpretativa e conseguenti possibili valutazioni discrezionali” potrebbero derivare dalla locuzione ‘enti di diritto privato cui la Regione partecipa’. Infine, secondo il prefetto Aronica le cause di ineleggibilita’ introdotte dal ddl impugnato “si discostano dalla normativa vigente nel resto del territorio nazionale che limita le cause di ineleggibilita’ o di incompatibilita’ al fatto di ricoprire esclusivamente cariche direttive in enti pubblici o privati partecipati o controllati dalla Regione e, nel caso di societa’, alla titolarita’ di cariche direttive e non anche alla semplice qualita’ di socio”. Dunque, il legislatore siciliano, spiega il prefetto Aronica, dovrebbe dimostrare che “le introdotte difformita’ di trattamento rispetto alla legislazione nazionale, corrispondano a peculiari condizioni locali non esistenti nel rimanente territorio nazionale e che giustifichino una disciplina difforme da quella vigente nel resto del Paese in materia di diritti fondamentali del cittadino”. Ma allo stato attuale, conclude il commissario, non ci sono motivi tali da giustificare una disciplina difforme da quella nazionale.