Raffica di solidarietà su facebook al sindaco di Lampedusa dopo lettera minatoria

Raffica di solidarietà di simpatizzanti e amici su facebook per il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini destinataria ieri di una lettera minatoria.
Posta Caterina Costanza sulla bacheca del sindaco: “Esprimo piena e sincera solidarietà per il vile gesto intimidatorio. Tale atto deve scuotere fortemente la nostra isola per una sollecita presa di coscienza nel rispetto dei principi di legalità. Forza Giusy siamo tutti con te”.
Anna Maria Tonnicchi Bonfilio commenta “Pieno sostegno al Sindaco per il suo percorso innovativo verso un reale sviluppo delle nostre isole. L’ignobile gesto non può arrestare la forza delle idee e dei valori”.
Aggiunge Domenico Bartolo: “Per l’atto inqualificabile che oggi si è verificato nel municipio di Lampedusa, La Mia solidarietà in primis al sindaco Giusi Nicolini, alla Donna Giusi Nicolini, al consiglio comunale e all’amministrazione tutta, buon Lavoro sindaco”.
Per Carmen Vego “indipendentemente dal partito scelto, i vigliacchi non potranno mai cantare vittoria. Forza Giusi”.
Incoraggiano Anna e Stefano Greco: “Vai avanti, non sei da sola”. E Rosalia Marino: “Forza sindaco, non mollare”.
Secondo Salvo Toscano, che cita Einstein, “grandi spiriti hanno sempre lottato contro la feroce opposizione da menti mediocri”.
Più articolato il commento di Pasquale Mormile: “Di fronte alla “violenza della cordardia” si rimane senza parole. Mi vergogno anche, a dire il vero. Perchè come si può essere fieri di poter vivere in una società, in una comunità, in un paese dove se stai antipatico a qualcuno rischi di vederti recapitare a casa, in ufficio, una lettera contenente le spore, mortali, dell’antrace? Si trattava di una lettera intimidatoria, certo, ma rimane la violenza che l’ha ispirata, la stessa, ad esempio, che incita alla violenza e allo stupro da utilizzare sul ministro Cécile Kyenge Kashetu, colpevole, si fa per dire, di costituire un segno di mutamento dello status quo.
In Italia, tutto si può fare, tranne che cambiare. Possiamo cadere in rovina, morire, perdere la dignità come nazione e stato, ma non possiamo cambiare. Non possiamo combattere contro le discriminazioni, non possiamo chiedere il rispetto dello Stato di diritto, non possiamo tutelare il territorio dalle speculazioni edilizie, non possiamo affermare i principi di solidarietà, non possiamo concentrarci sui problemi veri delle persone perchè dobbiamo preferire una politica che mira a non fare nulla per poter continuamente ricattare il proprio elettorato. Poi però capita che vengono eletti sindaci, o meglio sindache come Giusi o nominati ministri come Kashetu. Forse ci saranno 1000 persone in grado di fare meglio il lavoro che svolgono, ma nessuno come loro nel ruolo che occupano e in questo particolare momento possono determinare il cambiamento dello status quo. Dimostrare cioè che cambiare si può, e in meglio. Ecco perchè in tanti le odiano. Perchè molti temono che possano lasciare un’impronta, che possano costituire un precedente positivo. Faccio i miei migliori auguri al sindaco di Lampedusa. Non le dico di non mollare perchè è una signora con le palle e sono sicuro che andrà avanti per la sua strada. Piuttosto la ringrazio, perchè grazie a lei, posso ancora pensare che non esiste un fato già scritto, ma che il destino delle nostre città e del nostro paese lo scriviamo noi con le nostre idee, il nostro desiderio di giustizia, i nostri fatti. E quindi, niente, grazie Giusi e un abbraccio grande a te e tutta Lampedusa!”.