Sicilia, il “papello” di Crocetta: “Giù le armi, costruiamo intese”

Più che “pizzini” (bigliettini con messaggi brevi divenuti famosi perché utilizzati nel sistema di comunicazione del boss Bernardo Provenzano), quelli che il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta ricomincia ad inviare su facebook sembrano “papelli”, comunemente noti come fogli contenenti delle indicazioni (tra i più famosi il “papello” del capo dei capi Totò Riina).
Dopo i post di ieri, ecco il “papello” odierno del governatore sulla scia dello scontro col Pd per il rimpasto in Giunta.
“Chi e’ più patriota degli ultimi soldati giapponesi? Dopo almeno 30 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, li hanno ritrovati nelle foreste armati di fucile, pugnale, elmetti con le foglie, pronti a sparare sul nemico. Solo che il nemico – scrive Crocetta – non c’era più perché c’era la pace e che il nuovo modo di essere patrioti non era più combattere in guerra ma quella di costruire intese, rilanciare l’economia, costruire un tessuto democratico nuovo, un rapporto nuovo con i cittadini. Cosí oggi, mentre la realtà ci chiede di essere tutti quanti più responsabili, di lavorare per la ripresa economica, per l’occupazione, di dialogare anche in modo diverso tra forze politiche differenti, di costruire un nuovo rapporto tra partiti e cittadini, c’e’ chi pensa ancora che essere dirigente di un partito significa solo rappresentare una parte, appunto partito.
Solo che nel nostro paese nessuna delle parti è maggioranza ed è costretta a ragionare con gli altri, ma i partiti al loro interno hanno più parti, aree, sensibilità culturali e, ogni parte, pretende sempre di avere la verità. L’ultima di stamane è che io tratterei il Pd come un ospite. E io di quale partito faccio parte? Che titolarità hanno altri dirigenti del Pd a sentirsi più dirigenti e più rappresentativi di me? Sicuramente ce l’hanno il capogruppo, il segretario, ma non penso che un qualsiasi dirigente possa ergersi a rappresentare un partito.
E’ un gioco surreale, con il quale si vuole continuare a dettare, in maniera fittizia, l’agenda delle istituzioni portando avanti la guerra da ultimi giapponesi. Solo che io sono un uomo di pace e delle istituzioni e le rappresento legittimamente. Sono anche un uomo di partito e leale verso il mio partito, ma credo che oggi il modo di fare politica sia diverso rispetto all’800. Il partito dialoga con la società e con essa si confronta, è il nuovo patriottismo che abbandona le armi”.