Mafia, confisca di beni per 5 milioni di euro agli eredi di Arturo Messina

Tre anni dopo il sequestro è scattata la confisca: lo Stato acquisirà, sempre che il provvedimento venga confermato nei successivi gradi di giudizio, i beni degli eredi del boss di Villaseta Arturo Messina. A disporlo è stata la sezione misure di prevenzione del tribunale di Agrigento al termine di un lungo procedimento camerale durante il quale i familiari del boss, morto cinque anni fa a soli 62 anni per una grave malattia, sono stati assistiti dall’avvocato Salvatore Pennica e hanno sostenuto la legittima provenienza dei beni. Le indagini patrimoniali erano state svolte dalla Direzione Investigativa Antimafia di Palermo e dal GICO. della Guardia di Finanza. I sigilli erano stati apposti a beni mobili ed immobili per un valore di oltre 5 milioni di euro. I forti sospetti di appartenenza alla consorteria mafiosa agrigentina nutriti dagli organi di Polizia nei confronti del Messina, risalgono agli anni ’80, quando fu sorpreso con altre quattordici persone in un summit mafioso tenutosi il 13 marzo del 1982 nella villa del fratello Gerlando, convocato per decidere nuove strategie mafiose all’indomani dell’uccisione del boss Giuseppe Settecasi. Da allora Arturo Messina, noto nel settore imprenditoriale soprattutto per il suo impianto di calcestruzzo ma anche per un panificio molto avviato, scalò molti gradini nella gerarchia di Cosa Nostra. Oltre alla sorveglianza speciale, Messina era stato condannato a 7 anni e 4 mesi di reclusione per estorsione continuata. Al processo Akragas gli è stato inflitto l’ergastolo per l’omicidio di Salvatore Dalli Cardillo materialmente commesso dagli empedoclini Gerlandino Messina e Alfonso Falzone. Nel suo curriculum criminale anche una condanna a 11 anni per estorsione aggravata. Sul suo conto hanno riferito i pentiti Pasquale Salemi, Daniele Sciabica e Giovanni Brusca. Arturo Messina, nonostante l’ergastolo, fu scarcerato per alcune settimane a causa dei suoi problemi di salute. Il 13 aprile del 2008 morì. Il pm della Dda di Palermo Rita Fulantelli ha proposto il sequestro dei beni degli eredi dopo che le indagini di Dia e Finanza avrebbero accertato la sproporzione rispetto ai redditi dichiarati. Il provvedimento di sequestro, che colpisce diversi familiari di Messina, ha riguardato conti correnti, terreni e fabbricati nella provincia di Agrigento ed un avviato panificio nella frazione di Villaseta di Agrigento.