Mafia e appalti, sequestrato cantiere rigassificatore Porto Empedocle

La Dda di Palermo ha disposto il sequestro del cantiere del rigassificatore di Porto Empedocle, un’opera da 650 milioni di euro.
I sigilli sono stati apposti stamane dalla Squadra mobile di Agrigento a causa di una impresa che avrebbe avuto alcune opere in subappalto e il cui capocantiere sarebbe un esponente della locale famiglia mafiosa.
Due le persone indagate, si tratta di funzionari di Nuove Energie. L’ipotesi di reato è frode nelle pubbliche forniture con l’aggravante di aver favorito la mafia. L’area sequestrata è quella dove viene conferito il pietrisco, il cui utilizzo è previsto per il compattamento del suolo e per la realizzazione della scogliera posta a protezione del rigassificatore.


L’inchiesta sarebbe però più vasta perchè i magistrati della Dda Rita Fulantelli, Emanuele Ravaglioli e Geri Ferrara starebbero riscontrando alcune dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sulla costruzione del rigassificatore, quelle fatte dall’ex sindaco di Porto Empedocle, Paolo Ferrara, e il contenuto dei pizzini sequestrati a Gerlandino Messina, ex numero due di Cosa Nostra Agrigentina, al momento della cattura.
L’inchiesta dei poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, che ha portato al sequestro del cantiere del rigassificatore di Porto Empedocle e all’iscrizione nel registro degli indagati di due funzionari della Nuove Energie, è legata al materiale di scarsa qualità utilizzato per il compattamento del suolo e per la realizzazione della scogliera posta a protezione del terminale del rigassificatore.