Operazione anti ‘Ndrangheta arriva anche nell’Agrigentino

Arriva anche nell’Agrigentino l’operazione anti ‘ndrangheta denominata “Erinni” sfociata in venti arresti e in un sequestro di beni per complessivi settanta milioni di euro.


I carabinieri, su disposizione della Dda di Regggio Calabria, hanno operato nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Roma, Latina, Macerata ed Agrigento nei confronti venti persone alle quali, a vario titolo, sono contestati i reati di associazione di tipo mafioso; concorso in omicidio, aggravato dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso; concorso in detenzione e porto in luogo pubblico di diverse armi da fuoco anche da guerra e clandestine, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso; concorso in sequestro di persona, aggravato dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso; concorso in intestazione fittizia di beni, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso; concorso in detenzione, vendita e cessione di sostanze stupefacenti del tipo marijuana e cocaina, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso; concorso in ricettazione, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso.
“L’indagine – spiega l’Arma dei carabinieri – è scaturita a seguito della ripresa della faida che vede contrapposta la cosca “Mazzagatti-Polimeni-Bonarrigo” a quella dei “Ferraro-Raccosta” e che ha mietuto dal 1991 numerosi morti.
In particolare, l’attività investigativa ha permesso di far luce sugli interessi criminali della predette consorterie, documentandone sia l’operatività nel racket delle estorsioni e nel traffico di stupefacenti, sia la capacità di riciclare gli ingenti proventi illeciti, acquisendo, con la compiacenza di alcuni avvocati e curatori fallimentari gravitanti nell’ambiente delle aste giudiziarie, diverse abitazioni ubicate nel territorio laziale, successivamente intestate, in maniera fittizia, a soggetti incensurati. Contestualmente, saranno sottoposti a sequestro preventivo beni mobili ed immobili, riconducibili agli indagati, del valore complessivo di 70 milioni di euro”.
In provincia di Agrigento si troverebbero alcuni dei beni sequestrati, non ci sarebbe nessun agrigentino tra gli arrestati.