Musei Usa devono dire addio a 23 tesori siciliani dopo decreto della Regione

Ventitré opere d’arte della Sicilia, tra cui capolavori di Caravaggio e Antonello Da Messina, non potranno più mettere piede negli Stati Uniti, salvo circostanze straordinarie: la notizia ha conquistato l’attenzione del New York Times, che ha esaminato le implicazioni di un decreto della regione Sicilia. Il provvedimento in questione ha posto un divieto sulla circolazione all’estero delle opere, molte delle quali erano state cedute in prestito proprio all’America. Secondo il quotidiano, il decreto “riflette le preoccupazioni dei funzionari nei confronti dei loro tesori più importanti, che troppo spesso lasciano il Paese”. I prestiti ai musei stranieri “non hanno prodotto vantaggi” per la Sicilia e non sono avvenuti in “condizioni di reciprocità con le istituzioni beneficiarie, che spesso offrono in cambio opere di valore e notorietà inferiori” si legge nel provvedimento. Inoltre i musei dell’isola affrontano una crisi finanziaria e non possono permettersi di perdere le loro opere migliori se vogliono puntare ad attrarre più turisti. Per questa ragione sono state istituite anche delle tasse sostanziose a carico delle istituzioni destinatarie di ogni prestito approvato, calcolate come percentuale del valore assicurativo dell’opera.


Tuttavia, il governo italiano, da cui la Sicilia è indipendente in materia di politiche culturali, sta continuando a gestire i prestiti in maniera più “liberale”. Per far tornare in Sicilia alcune antichità, il Metropolitan Museum di New York ha ricevuto dall’Italia prestiti di “pari bellezza e valore storico-artistico”. Grazie a questa nuova politica, la Sicilia – a lungo vittima di quelli che il New York Times definisce “saccheggi” da parte delle istituzioni estere, è riuscita a riavere alcune tra le più antiche opere d’arte al mondo. Ma se i promotori del decreto in Sicilia possono dirsi soddisfatti, i responsabili degli enti stranieri non nascondono preoccupazioni. Timothy Potts, direttore del Getty Museum di Los Angeles, in California, ha espresso il suo disappunto: le tasse potrebbero essere proibitive per musei più piccoli. Inoltre, ha aggiunto a difesa degli Stati Uniti, “i musei americani hanno contribuito in altri modi, come per il restauro delle opere prestate”. (TMnews)