Intimidazione a Lampedusa, fuoco nella villa del “capitano” di “Adriana”

Hanno cosparso di benzina gli indumenti – magliette con impresse le immagini dell’isola e delle tartarughe “Caretta Caretta”, soprattutto – e gli hanno dato fuoco. Soltanto nella stanza da bagno, la fiammata s’è trasformata in un incendio che ha danneggiato i mobili. In tutte le altre stanze, della villetta di cala Francese, il fuoco si è, invece, immediatamente spento. A finire nel mirino di un attentato incendiario è stato Pasquale Altiero, 26 anni, di Torre del Greco, nel Napoletano. Un giovane molto conosciuto sull’isola perché, dall’estate del 2009, è colui che organizza sulla barca “Adriana” i giri turistici di Lampedusa. L’episodio si è verificato nella notte fra domenica e lunedì scorsi, ma soltanto ieri la notizia è trapelata. Non c’è stato, nottetempo, alcun intervento dei vigili del fuoco perché le fiamme si sono autoestinte. Una denuncia, contro ignoti, è stata regolarmente presentata alla stazione dei carabinieri di Lampedusa che – assieme ai colleghi della Scientifica che si sono occupati dei rilievi – hanno avviato le indagini. Il giovane campano ai militari ha raccontato anche di uno strano danneggiamento avvenuto, questa estate, ai danni della sua autovettura e di lettere anonime giuntegli sempre in estate. I danni economici dell’incendio di cala Francese non sono stati elevatissimi, ma il gesto è stato davvero pesante. “Un gesto vigliacco” – dice lo stesso venticinquenne. Pare, inoltre, che chi ha agito, sia riuscito a farsi largo all’interno dell’abitazione, forzando le finestre. Un gesto che, sia alla stessa vittima quanto agli investigatori, appare ancora difficile da inquadrare e decifrare.


Appena pochi giorni prima – la notte fra il 23 e il 24 novembre – sull’isola si era registrato un altro “strano” incendio ai danni del veliero “Cristoforo Colombo”, anche questo utilizzato per far conoscere ai turisti l’isola dal mare con un giro in barca. Sul lungomare del porto nuovo, vigili del fuoco e carabinieri della locale stazione, allora non rinvennero bottiglie o taniche sospette. Elementi indispensabili, si disse allora, per parlare, fin da subito, di un incendio doloso. Le cause del rogo che hanno pesantemente danneggiato il veliero “Cristoforo Colombo”, in quelle ore, furono considerate tutte da accertare. Spetterà, adesso, alle indagini dei militari dell’Arma di Lampedusa, coordinati dal capitano Giuseppe Asti della compagnia di Agrigento, capire se fra i due episodi possa essere ipotizzabile un collegamento. E se sì, quale. O se, invece, si tratta di due fatti di cronaca destinati a rimanere disgiunti, non collegabili fra loro. Fitto è il riserbo investigativo. I carabinieri ieri non lasciavano trapelare neanche la più piccola indiscrezione.
Concetta Rizzo
Da: Giornale di Sicilia