Carceri, i numeri di Antigone: “173 detenuti ogni 100 posti disponibili”

Negli istituti di pena italiani ci sono oltre 16 mila detenuti in piu’ rispetto alla capienza regolamentare. Al 30 novembre 2013 erano infatti presenti 64.047 ristretti a fronte di 47.649 posti. Ma nonostante il dato ufficiale sia gia’ significativo, in realta’ il numero effettivo di posti disponibili non supererebbe le 37 mila unita’, come confermato recentemente anche dal ministro della Giustizia Cancellieri.


A due giorni dall’approvazione del decreto del governo per decongestionare le carceri, l’Osservatorio di Antigone ha presentato oggi a Roma il suo decimo rapporto sulle condizioni di detenzione “L’Europa ci guarda” (ed. Gruppo Abele, 2013), contenente tutte le cifre impietose di un “sistema al fallimento” che la Corte di Strasburgo ha da tempo messo nel mirino. Un rapporto che, come da tradizione, offre uno spaccato delle condizioni delle carceri italiane e delle persone che vi sono ristrette. Il tasso di sovraffollamento arriva al 134 per cento, cioe’ ogni cento posti ci sono piu’ di 134 persone. E’ uno dei valori piu’ alti in Europa, ma se si fa riferimento alla capienza effettiva stimata da Antigone, la percentuale raggiunge il 173 per cento. Le regioni piu’ sovraffollate sono la Liguria (169,9 per cento), la Puglia (158,1 per cento), l’Emilia Romagna (155,9 per cento) e il Veneto (153,4 per cento). I detenuti immigrati sono 22.434, il 35 per cento del totale, con percentuali piu’ alte in Trentino Alto Adige (71,9 per cento), Liguria (58,4 per cento), Veneto (58,3 per cento) e Friuli Venezia Giulia (57,6 per cento). In queste aree gli italiani sono una netta minoranza tra i detenuti. I paesi di provenienza piu’ diffusi sono Marocco (18,5 per cento), Romania (16,1 per cento), Albania (12,7 per cento) e Tunisia (12 per cento). Tra le donne, la maggior parte viene da Romania (26,9 per cento) e Nigeria (8,8 per cento). Le donne detenute sono 2.789, il 4,4 per cento del totale dei detenuti. I numeri piu’ alti si registrano in Lazio (507, il 7,2 per cento ) e in Lombardia (549, 6,2 per cento). La gran parte dei detenuti italiani viene dalla Campania (18,4 per cento), dalla Sicilia (12,2 per cento), dalla Puglia (6,7 per cento) e dalla Calabria (6,2 per cento). Il 4,8 per cento viene dalla Lombardia, l’1,9 per cento dal Piemonte e l’1,3 per cento dal Veneto. Al 30 giugno 2013, nei 16 asili nido penitenziari erano detenute 51 madri con 52 bambini, di cui 20 solo a Roma. Ma i bambini coinvolti dal fenomeno delle detenzione sono molti di piu’: i 25.119 genitori detenuti a giugno 2013 hanno complessivamente oltre 57 mila figli. Le persone in custodia cautelare sono 23.923, cioe’ in attesa di giudizio, pari al 37,4 per cento del totale dei detenuti, un numero che non trova confronti in Europa. La situazione peggiora ulteriormente in alcune regioni, per la precisione Campania (49,6 per cento), Calabria (49,5 per cento), Liguria (43,1 per cento), Lazio (41,7 per cento) e Puglia (41,5 per cento). Il dato risulta ancora piu’ elevato tra gli stranieri: il 43,2 per cento e’ in custodia cautelare e in regioni come Campania, Puglia, Lazio e Liguria, si supera il 50 per cento. Tra i detenuti con sentenza definitiva, 2.459 scontano una condanna a meno di un anno, per fatti di scarsissima rilevanza penale (6,4 per cento). Altre 10.399 persone sono in carcere per una condanna inferiore ai 3 anni, dunque verosimilmente nei termini per misure alternative alla detenzione. Tra gli stranieri le percentuali aumentano: rispettivamente il 9,3 per cento e il 37,9 per cento. “Gli stranieri commettono evidentemente reati meno gravi – si legge nel rapporto -, ma vanno in carcere piu’ facilmente”. Situazione analoga tra le donne: una su quattro ha una condanna definitiva inferiore all’anno e tre su quattro per condanne inferiori ai 3 anni. Solo un detenuto su dieci ha condanne superiori ai 10 anni, inclusi i 1.581 ergastolani. Dato che scende al 3,9 per cento tra gli stranieri e al 6 per cento tra le donne. “Il sovraffollamento dipende dallo scarso uso delle misure alternative. Le direzioni e la magistratura di sorveglianza non osano”, e’ l’accusa dell’Osservatorio. Sono 832 i detenuti in semiliberta’ di cui solo 81 stranieri; 12.741 sono usciti con la legge sulla detenzione domiciliare del 2010 (3.679 stranieri) e 10.992 sono in affidamento in prova al servizio sociale (meno di un terzo per motivi legati allo stato di tossicodipendenza). Altri 10.189 sono in detenzione domiciliare (di cui 2.533 per la legge n. 199), tremila sono in liberta’ vigilata, 558 svolgono lavoro all’esterno, a 4.159 e’ concessa la partecipazione a lavori di pubblica utilita’ per avere violato il codice strada. Al 31 dicembre 2012, ultimo dato disponibile, la percentuale di tossicodipendenti nelle carceri italiane era del 23,8 per cento. Le punte piu’ alte si registrano in Sardegna (34,1 per cento), Puglia (32,3 per cento), Lombardia (30,4 per cento) e Liguria (30,1 per cento). Ancora piu’ allarmante poi il numero di persone detenute per violazione della legge sulle droghe. In particolare, i detenuti per violazione del solo articolo 73 del Testo Unico sugli stupefacenti erano il 38,4 per cento del totale nazionale. Ma la percentuale e’ ancora piu’ alta in regioni come la Sardegna (50,8 per cento), la Liguria (46,4 per cento), l’Umbria (46,2 per cento) o il Veneto (43,6 per cento). Dei 66.028 detenuti presenti al 30 giugno 2013 28.341 erano alla prima carcerazione. Il restante 57 per cento tornava in carcere dopo esserci gia’ stato. “Il carcere e’ una macchina costosa che alimenta se stessa, crea la propria domanda, indifferente al proprio fallimento” incalza il rapporto. (redattoresociale.it)