Carceri, “vietato” al boss di Gela Emmanuello lettura “Il nome della rosa” di Eco



A un detenuto in regime di 41 bis nel carcere di Marino del Tronto (Ascoli Piceno), il boss di Gela Davide Emmanuello, verrebbe impedita la lettura del ‘Manifesto’ e del libro ‘Il nome della rosa’ di Umberto Eco per motivi ‘politici’. Lo denuncia il blog ‘Le urla del silenzio’, che riporta la lettera inviata da un altro detenuto, Pasquale De Feo, alla direttrice del quotidiano Norma Rangeri. “Faremo ulteriori approfondimenti – e’ la replica del Provveditorato regionale amministrazione penitenziaria delle Marche, interpellato dall’ANSA – ma la cosa ci lascia molto perplessi”. “Per ragioni oscure – scrive De Feo – la direzione del carcere ha sospeso a Emmanuello la distribuzione del Manifesto quando gli arriva tramite posta. Siccome con l’ultima legge del famigerato duo Alfano-Berlusconi, hanno reso questo infame regime simile ai centri di detenzione psichiatrici che usano tutte le dittature per rinchiuderci i dissidenti, per annullarne la personalita’ e annichilirne il pensiero. Per farle un esempio, qualche mese addietro gli rifiutarono di fargli leggere il libro della biblioteca del carcere ‘Il nome della rosa’ perche’ ritenuto pericoloso dall’area educativa”.


“Credo – suggerisce De Feo – che il motivo sia tutto nell’orientamento politico; nel sistema penitenziario non adorano tutto cio’ che si volge a sinistra”. “E’ altamente improbabile – commenta il Dap – che l’area educativa neghi al detenuto la lettura del quotidiano e del libro per i loro contenuti. Su questo non esiste alcun divieto. Molto piu’ probabile, invece, che il diniego sia legato all’impaginazione del libro (la copertina rigida, ad esempio) se questa dovesse costituire un pregiudizio alla sicurezza. Domani, comunque, sentiremo gli educatori e approfondiremo la questione. E se il detenuto ci tiene a leggere Eco, gli verra’ fornito il libro, ma in formato diverso”. (ANSA)