Giornata mondiale migrante, vescovo Montenegro: “Europa non si chiuda”



“La cooperazione internazionale, la collaborazione fra gli Stati, l’approvazione di nuove normative, sono tutti percorsi che possono tutelare i migranti e, al tempo stesso, favorire la rinascita dei Paesi da cui essi provengono”. E’ quanto sottolinea monsignor Francesco Montenegro, presidente della fondazione Migrantes e arcivescovo di Agrigento nella cui diocesi ricadono anche le isole di Lampedusa e Linosa, presentando nella sede della Radio Vaticana la centesima edizione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, alla presenza del ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge. “L’Europa non puo’ chiudersi in se stessa, come in una fortezza – accusa monsignor Montenegro – pensando di tutelarsi cosi’ per il proprio futuro che, invece, e’ solo globale e si costruisce soltanto insieme. Purtroppo l’Europa nell’anno appena trascorso ha diminuito gli aiuti allo sviluppo e alla cooperazione internazionale e, in essa, l’Italia lo ha fatto di oltre il 20%. Non si puo’ predicare sviluppo – osserva – e poi ridurre gli strumenti e i mezzi di cooperazione internazionale”.

Il presidente della fondazione Migrantes ricorda che “come comunita’ cristiana, siamo chiamati a condividere la fiducia e la speranza in un mondo globale che vede mutamenti e mobilita’ crescenti. Purtroppo, pero’, spesso alla solidarieta’ e alla fraternita’ si sostituiscono la diffidenza, la chiusura, il rifiuto, la discriminazione, l’esclusione, lo sfruttamento, la schiavitu’; si invocano la salvaguardia di una cultura o di un’identita’, la precedenza sul lavoro oppure la sicurezza, per lasciare fuori dalle porte dei nostri Paesi persone e famiglie in fuga”. Parlando in particolare della situazione a Lampedusa, l’arcivescovo di Agrigento sottolinea che “l’isola, che e’ il confine dell’Italia e dell’Europa, vive la contraddizione di persone e famiglie aperte alla solidarieta’ e all’accoglienza e di uno Stato e di un’Europa che invece chiudono le porte. Un cambiamento culturale richiede la responsabilita’ di tutti”. In tal senso, “e’ importante che nelle nostre comunita’ cristiane, anche grazie alla Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, si imparino e si insegnino le parole per un mondo migliore. Sono sette parole – enumera monsignor Montenegro – che danno qualita’ alla nostra nuova evangelizzazione, specie se accompagnate dalla testimonianza di vita personale e comunitaria: incontro, accoglienza, ospitalita’, tutela, condivisione, dialogo, rispetto delle differenze”. (Adnkronos)