Internet, cresce il digital divide tra Sicilia e resto d’Europa



Nonostante la crescita esponenziale degli ultimi cinque anni, tra Italia e resto d’Europa resta ampia la forbice nell’utilizzo dell’e-commerce. E nella penisola la crisi ha accresciuto il digital divide tra la Sicilia e le regioni del Centro Nord, ma si sta creando un divario, particolarmente evidente proprio nell’e-commerce, anche rispetto a qualche regione del Centro Sud.

Sono questi i dati emersi dal convegno “Economia digitale. Opportunita’ di crescita per la Sicilia” che si e’ tenuto stamattina presso la Camera di Commercio di Palermo, organizzato da Banca Sella con il patrocinio della Camera di Commercio di Palermo e di Confcommercio Sicilia.

“Secondo i dati del Politecnico di Torino – ha affermato l’economista -, negli ultimi cinque anni la crescita del commercio online in Italia e’ stata del 220%, passando da 12 a 5 miliardi di euro”. Tuttavia, come ha spiegato il preside Mazzola, “l’Italia sconta ancora un profondo gap rispetto al resto d’Europa. Il World Economic Forum – riporta l’agenzia Italpress – ci ha posizionati al 48mo posto per indice di competitivita’ globale, al 32mo per la generalita’ dei fattori di innovazione tecnologica e oltre il 100mo posto per la domanda di prodotti hi-tech”.

Restando sul territorio nazionale, i dati piu’ allarmanti riguardano “il divario tra Nord e Sud – ha continuato Mazzola -: nel Mezzogiorno l’attivita’ di ricerca e sviluppo e’ inferiore del 30%”. Ancora peggio vanno le cose se si tira in ballo la Sicilia, “posizionata al 235mo posto sulle 262 regioni europee per indice di competitivita’ con un crollo del 50% degli investimenti industriali e del 10% del fatturato negli anni della crisi e con un tasso di occupazione dei laureati pari a 1 a 3 rispetto al Centro Nord.


In questo contesto – ha aggiunto il preside di Economia – il settore digitale e’ uno di quelli piu’ in sofferenza. Tanto per fare alcuni esempi, in Sicilia usano il pc il 53,4% degli abitanti contro il 62,8% del resto d’Italia, l’accesso a Internet e’ garantito al 52% delle persone contro il 60,7%, per gli smartphone la percentuale e’ del 33,8% contro il 43,9%, per l’Adsl del 59,6% contro il 64,5%. Negativi su tutta la linea anche i dati dei rapporti tra imprenditori o residenti e la pubblica amministrazione: appena il 15,7% degli abitanti usa Internet per dialogare e portare avanti pratiche burocratiche con gli uffici pubblici.

Non va bene neanche nell’e-commerce:  il 70% dei compratori non ha mai usato internet per effettuare un acquisto, contro il 57,4% del resto d’Italia; i bandi di gara online sono fermi al 15,6% contro il 37,2% della Toscana, le fatture elettroniche al 16,1% contro il 26,1% della Puglia, i dipendenti degli enti pubblici dotati di Internet sono appena il 59,5% contro il 77,6% della media nazionale”.

“E ancora – ha concluso Mazzola – la percentuale di computer per dipendente nei comuni siciliani e’ del 58,9%, nel resto d’Italia dell’80,7%, mentre in Veneto c’e’ addirittura piu’ di un pc a dipendente con il 101,6%. Senza contare il wi-fi gratuito, che nell’isola e’ presente nel 18,7% dei comuni, in Emilia nel 53,2% e in Puglia nel 50,3%. E solo il 55,7% delle imprese isolane ha un sito web, contro l’83,1% dell’Emilia”.

E’ Pietro Sella a tracciare un quadro delle possibili soluzioni: “Costruirsi in casa un sito internet per l’e-commerce costa meno di mille euro – ha riportato l’Italpress -. Negli Usa le start up hanno creato 30 milioni di posti di lavoro in 10 anni, tre milioni all’anno, quindi il sistema funziona. Anche noi come Banca Sella abbiamo un incubatore d’impresa finanziato con un budget di 200 mila euro l’anno. Bisogna puntare sui giovani, sostenere le loro iniziative e non avere pregiudizi nei confronti del digitale: per ogni posto di lavoro che elimina ne crea due nuovi, ben 800 mila nel solo 2013. Nell’indice dell’intensita’ digitale l’Italia e’ al 27mo posto, eppure recuperando appena meta’ del gap con la Gran Bretagna il Pil crescerebbe del 4%.

I siti internet delle aziende devono aprirsi all’estero, avere versioni in piu’ lingue, incrementare l’offerta digitale e le possibilita’ di acquisto online. Un russo – ha concluso – sara’ disposto a pagare 30 euro per un Nero d’Avola che in Sicilia si paga 5 euro. Ma il sito dell’azienda che lo vende deve avere, appunto, una versione in russo”.