Riforma province Sicilia: “fuoco amico” contro Crocetta, nuovo ko



L’Ars mette ancora sotto il governo sulla riforma province Sicilia. E questa volta, spiega l’Agi, non si tratta “solo” di franchi tiratori e di assenze sospette, ma di esplicito “fuoco amico” che dà sostanza al terzo ko in tre giorni subito dal presidente Rosario Crocetta. Così, uno dopo l’altro, vedono alla luce emendamenti che cambiano la fisionomia del ddl governativo. Il disco verde questa sera l’ha ottenuto la proposta di modifica – a firma dei deputati “dissidenti” del Pd Alloro, Rinaldi, Raia, Ferrandelli – che innalza a 180.000 la soglia di abitanti necessaria per costituire il libero consorzio dei Comuni, ovvero l’ente che sostituisce la provincia. Il testo del governo prevedeva il tetto di 150.000. Poco prima Crocetta, temendo l’imboscata d’aula, aveva vanamente avvisato i parlamentari: “Con l’innalzamento della soglia dei 150 mila sparisce la provincia di Enna e si rischia l’incostituzionalita’ della norma”. Approvato anche un emendamento presentato dall’opposizione Assenza, Falcone, Figuccia, Milazzo e Musumeci, che prevede l’introduzione di un referendum confermativo tra i cittadini dei Comuni che intendano aderire ad altro libero consorzio piuttosto che a quello di origine.

Riforma province Sicilia, Musumeci a Crocetta: “No ricatti”

Il sindaco di Palermo e presidente dell’Anci Sicilia Leoluca Orlando bolla come “informe questo disegno di legge. In questo quadro il concreto rischio di abolizione delle citta’ metropolitane rischia di uccidere definitivamente l’economia dell’isola, sganciando la possibilita’ per oltre il 50% della popolazione di accedere alla programmazione comunitaria specifica per quella tipologia di enti locali”. Quindi l’appello all’Ars e a Crocetta “a un ripensamento, prima che sia troppo tardi e le conseguenze non piu’ governabili”. Di “maggioranza sempre piu’ traballante” parla il deputato ed ex segretario del Pd Giuseppe Lupo. Mentre arriva l’aut-aut del leader dell’opposizione Nello Musumeci: “Sconfitto già all’inizio nel voto sulla cosiddetta riforma delle Province Sicilia, Crocetta ricorre all’ultima arma che gli rimane: minacciare le sue dimissioni e mandare tutti a casa. Invece di ricorrere al ricatto e alla rappresaglia, che ci lasciano assolutamente indifferenti, il governatore farebbe bene a ricercare ampie convergenze tra i parlamentari”.