Andrea Camilleri e il nuovo libro su Ben Nissim, omaggio a Leonardo Sciascia

camilleriAndrea Camilleri con la sua inseparabile sigaretta, festeggia a 88 anni il ventennale del suo Commissario Montalbano del quale annuncia nuove avventure in arrivo a maggio. “Ci sono tre libri pubblicabili. Il terzo arrivera’ a giorni e decidera’ l’editore quale far uscire per primo”. Sellerio ha anche l’ultimo, quello che conclude il ciclo, “con titolo provvisorio ‘Riccardino’ e quello – aggiunge – quando lo riprendero’ in mano sara’ una tragedia perche’ la mia scrittura si e’ evoluta”. Ma Camilleri si e’ anche lasciato affascinare dalla storia di un oscuro personaggio dalle grandi doti intellettuali, l’ebreo siciliano convertito del XV secolo Samuel Ben Nissim al quale ha dedicato il suo ultimo libro, ‘Inseguendo l’ombra’ (Sellerio), con cui e’ venuto a Libri Come, la Festa del Libro e della Lettura che chiude oggi a Roma.


“Tanti gruppi di ebrei si trasferirono in Sicilia dopo la cacciata dalla Spagna e costituirono grosse comunita’ soprattutto a Caltabellota, allora centro politico assai importante, e Agrigento, che allora si chiamava Girgenti, dove c’era un centro molto forte di cultura ebraica” racconta Camilleri. Indagine psicologica su un uomo oscuro e ambiguo, ebreo convertito al cattolicesimo con il nome di Guglielmo Raimondo Moncada e poi insegnante di cabala e lingue orientali per Pico della Mirandola con il nome di Flavio Mitridate, il libro e’ anche un omaggio a Leonardo Sciascia che lo aveva citato nel catalogo della mostra di un suo amico pittore. “L’attrazione che uno puo’ nutrire per un personaggio cosi’ e’ per la sua natura camaleontica. Ogni volta che cambia nome, cambia personalita’ e interessi culturali. E’ questa faccia ferina dell’umanesimo che si contrappone alla bellezza”. E’ un libro d’invenzione, non un romanzo storico, racconta Camilleri.


“Cerco i contorni, cerco di mettere in luce le zone d’ombra per raccontare una storia biografica che non cada nel buio”, spiega. Personaggi cosi’ non ne esistono oggi: “Questa possibilita’ di trasformazione e’ data dalla sua stupefacente conoscenza di lingue e abitudini altre”. Questo strano individuo e’ in realta’ un laico: “Non crede a nulla. Ne’ alla fede ebraica, ne’ alla cattolica cui si converte. E’ un autentico cinico che mette il suo sapere al servizio non di un ideale, ma della sua sopravvivenza personale”. Non c’e’, fa notare Camilleri, “la maschera, ma l’essere. Sostanzialmente rimane se stesso. Un po’ uno Zelig che ha contributo anche alla rovina di Pico della Mirandola, Sciascia, a cui Camilleri ha fatto molti omaggi, “ne avrebbe fatto un libretto teso piu’ a individuare i moti del cervello di quell’individuo che i sentimenti. Io ho scelto alcune cose e ne ho scartate altre”, dice Camilleri che questa volta usa di piu’ l’italiano, perche’ “sarebbe stato assurdo far parlare in vigatese un siciliano del Quattrocento”. (ANSA)