Trattativa Stato – mafia, pentito Avola: “Dopo Lima solo l’inizio”



Salvo Lima e Giulio Andreotti
Salvo Lima e Giulio Andreotti

“I corleonesi ci misiru manu”: ovvero i corleonesi hanno cominciato l’opera, siamo all’inizio. Cosi’ il pentito catanese Maurizio Avola deponendo al processo per la trattativa Stato – mafia, ha raccontato di aver appreso dal capo della sua famiglia mafiosa, Marcello D’Agata, dell’omicidio dell’eurodeputato Salvo Lima e del conseguente avvio della stagione delle stragi in Sicilia. Avola ha sostenuto, come gia’ altri collaboratori di giustizia, che nel corso di una riunione a Enna il padrino corleonese Salvatore Riina aveva comunicato la decisione di dare un “segnale” allo Stato, che Cosa nostra doveva reagire con forza, anche nei confronti di quelle forze politiche, come la Dc e i socialisti, “che avevano fatto tante promese e non le avevano mantenute”. Rispondendo alle domande del pm Francesco Del Bene, Avola ha specificato di aver appreso queste cose da Eugenio Galea e Marcello D’Agata, esponenti di spicco della cosca Santapaola. Sempre secondo quanto Avola ha sostenuto che gli fu detto da D’Agata, il boss Nitto Santapaola non era d’accordo con le stragi mentre “Riina voleva colpire i politici e pure i magistrati, Giovanni Falcone in primis”. Il pentito ha poi dichiarato che nei primi mesi del ’92 trasporto’ a Termini Imerese quattro fusti “pieni di esplosivo proveniente dalla Jugoslavia, circa 1.200 chili”. (AGI)