Emigrazione di laureati in crescita

laurea

Da qualche anno le grandi città del sud si stanno, lentamente, svuotando. Ad andarsene sono soprattutto i giovani, quelli laureati; sono qualificati, conoscono le lingue, hanno davvero voglia di fare. E, per questo, sognano un futuro migliore.
Il motivo di questo esodo? Non è solo il peggioramento della qualità della vita in città; dietro un fenomeno tanto preoccupante (denunciato recentemente dalla
Svimez, “Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno” ) c’è anche un profondo malessere ed un radicato degrado urbano. Ma non solo.
Le possibilità di trovare un buon lavoro, sopratutto al sud, mancano, anche se come abbiamo detto la formazione si trova e infatti sono molti i giovani che hanno frequentato
corsi di laurea come questi che se ne vanno.
E per questo motivo, la fuga pare essere senza ritorno. Infatti, se fino a vent’anni fa chi partiva lo faceva con la speranza (e l’intenzione) di ritornare, oggi chi lascia la terra natia lo fa deciso a costruirsi una nuova vita altrove.
Va però detto che il processo di emigrazione è sostenuto anche dall’integrazione europea: ci si può muovere liberamente e, il fatto di avere una moneta unica, aiuta.

Ma vediamo ora qualche dato. Nel sud Italia, nel decennio 2001-2011 hanno lasciato le regioni meridionali ben 50 mila persone ogni anno. Dunque, se ne sono andate circa 523.000 persone. Praticamente è sparita una città grande all’incirca come Palermo!
Se negli anni ’50 e ’60 si partiva alla volta delle grandi città del nord senza titolo di studio, armati della semplice buona volontà, oggi chi se ne va, lo fa con un diploma o una laurea in tasca. Come precisa il nostro Istituto di Statistica: “la quota di laureati che emigrano passa dall’11,9% del 2002 al 27,6% del 2011, mentre la quota di emigrati con titolo fino alla licenza media passa dal 51% al 37,9%”.
Dagli anni ’90 al 2012 hanno lasciato le Regioni meridionali 172 mila giovani laureati. Se nei primi anni del Duemila faceva le valigie un giovane laureato su dieci, oggi le fa uno su quattro. Una vera e propria fuga.

Napoli ha perso poco più di 29 mila abitanti. Ma nei centri del sud con più 150 mila abitanti la situazione è addirittura peggiore. In un decennio se ne sono andati ben 421.096 residenti (quasi il 13% del totale).
Per contro si è registrato un importante aumento demografico nell’hinterland milanese (+6,8%) e a Roma (+ 70.371 unità).
La SVIMEZ avverte che se la tendenza non varierà, nel 2050, il meridione perderà qualcosa come 3 milioni di abitanti.
Ma dove vanno questi giovani? Molti si fermano nelle grandi città del nord (dove, tutto sommato, le opportunità non mancano), altri, invece si spingono in Europa (Svizzera, Francia, Germania e Gran Bretagna), negli Stati Uniti ed in Brasile.

I nuovi flussi migratori, senza dubbio, sono scatenati soprattutto dall’assenza di buone prospettive di lavoro. Tra il 2001 ed il 2013, al sud, il tasso di occupazione è sceso dal 43,1 al 42%; per contro nella buona parte delle regioni del centro nord, è salito dal 61 al 62,9%.
La situazione al sud è drammatica. Il tasso di occupazione non va oltre il 37% a Napoli ed il 38% a Palermo. Per non parlare dell’occupazione giovanile: una situazione spaventosa. Nel capoluogo campano non va oltre il 23%. Lavora dunque, solo un giovane su 4,4. Non va meglio a Palermo (1 su 4,2) e a Bari (1 su 3).
La situazione italiana è peggiore addirittura delle più povere ripartizioni europee. l’Italia, in questo momento, non offre nulla ai nostri giovani laureati. Non stupisce che i cervelli scappino, a gambe levate, all’estero.