“Due cartocci di ricotta” per diventare “falsi invalidi”: il sistema 104 nell’Agrigentino



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“Vuole due cartocci di ricotta. Devi fare due ricette e dell’altra deve fare tutte cose lui. Tre e ti vengono tutte e due va…”. Non siamo in pasticceria, ma nella “fabbrica dei falsi invalidi” sgominata ieri dalla Digos di Agrigento con gli arresti di medici compiacenti e faccendieri che in realtà non erano golosi di dolci ma – secondo quanto emerge dall’inchiesta “La carica delle 104” coordinata dalla procura della Repubblica agrigentina – bramosi di soldi. Così le “mazzette” diventavano cartocci di ricotta, “dolci ticket” da pagare per avere carte mediche false su misura per ottenere i benefici della legge 104. A parlare di “due cartocci di ricotta” – a proposito delle pratiche riguardanti gli aspiranti falsi invalidi Giuseppe Pecoraro e la madre Carmela Signorino Gelo – è Salvatore Patanè, tecnico radiologo all’Asp di Agrigento, ritenuto “l’anello di congiunzione fondamentale per l’operatività del sodalizio criminale”. Patanè avrebbe svolto, secondo le accuse, il ruolo di mettere in relazione, direttamente oppure tramite il bidello Alaimo, gli aspiranti falsi invalidi con i medici compiacenti e “infedeli” – come Alfonso Russo, medico radiologo; Giuseppe Candioto, medico reumatologo; Lorenzo Greco, medico audiologo, tutti in servizio al Poliambulatorio di Agrigento – che avrebbero attestato l’esistenza di false patologie o altre circostanze false per ottenere l’indebito riconoscimento dell’invalidità e/o handicap previsto dalla legge 104, avrebbe coordinato le varie fasi della gestione delle pratiche e avrebbe incassato i proventi della corruzione e/o il quantum indebito come corrispettivo delle prestazioni di falso da parte dei privati che avrebbe trattenuto per sé o diviso con gli altri presunti associati. Così il tecnico radiologo chiariva ancor meglio, mentre veniva intercettato, i termini dell’accordo sui “cartocci di ricotta” parlando con Pecoraro: per un totale di 300 euro, due medici rilasceranno due certificazioni ed uno di loro intascherà 200 euro mentre l’altro si contenterà di 100 euro. Pecoraro, sulle prime un po’ confuso tra ricette, ticket, numeri e cartocci, alla fine capisce: “Ah… 300… giusto o no?”. E Patanè conferma: “Sì, sì. Perché un cartoccio deve dare a quella e uno e mezzo a quella…”, precisando di averla già contattata e su quella cifra è d’accordo (il riferimento, secondo le accuse, è alla dottoressa Gallo): “Già ha telefonato, uno e mezzo va bene…”. E’ “molto importante”, per gli inquirenti, anche la conversazione tra Patanè e il reumatologo Giuseppe Candioto in cui i due sodali parlano sostanzialmente – secondo la procura – della somma di denaro richiesta dal medico reumatologo per trattare la pratica dell’aspirante falsa invalida Calogera Nicotra. Patanè chiede al proprio interlocutore se l’indomani mattina gli porterà i relativi documenti: “Domani mi porti queste cose?”. “Hee…”, il medico reumatologo replica precisando che su “quella pratica” c’è da lavorare molto perché si tratta di certificazioni risalenti nel tempo: “Sì, ma ascolta, qui c’è… minchia, il vivadio c’è, hai capito? La prescrizione è del duemiladieci… duemilanove il certificato”, aggiungendo che la somma che l’interessato dovrà versare affinché si occupi di quella pratica e stili le relative certificazioni – secondo l’ordinanza cautelare emessa dal gip Ottavio Mosti su richiesta del procuratore Renato Di Natale, dell’aggiunto Ignazio Fonzo e del sostituto Andrea Maggioni – non deve essere inferiore a 250 euro, altrimenti non farà nulla: “Meno di due e mezzo, non mi ci metto, glielo puoi dire subito”. (Da: Giornale di Sicilia)