“La carica delle 104”: la dottoressa Gallo e le spirometrie false

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In cambio di denaro avrebbe certificato patologie inesistenti, oppure più gravi di quelle realmente esistenti, ad aspiranti “falsi invalidi”. Queste le accuse rivolte dalla procura della Repubblica di Agrigento alla dottoressa Giuseppa Gallo, 61 anni, di Naro, medico pubblico specializzato in pneumologia. La professionista, nel ruolo di “medico certificatore infedele” – oltre a dare le “istruzioni” ai “falsi invalidi” sugli accorgimenti da adottare per alterare la genuinità dell’esito finale della spirometria (esame della funzione respiratoria necessario per il riconoscimento dell’invalidità) – in alcuni casi avrebbe effettuato lei stessa gli esami spirometrici al posto dei pazienti.

Poi, secondo le accuse, avrebbe incassato i proventi della corruzione e/o il quantum indebito come corrispettivo delle prestazioni di falso da parte dei privati, che avrebbe trattenuto personalmente o diviso con gli altri associati, in particolare con il fratello Angelo Gallo, anche lui “operativo” nel sodalizio che “fabbricava” falsi invalidi con il compito – emerge dall’inchiesta – di corriere di documentazione e denaro per conto della sorella.

In un caso le intercettazioni ambientali all’interno del presidio sanitario di base di Naro in via Guanella 4 mostrerebbero la dottoressa Gallo che spiega alla presunta aspirante “falsa invalida” Giuseppa Barragato (moglie di Salvatore Fiaccabrino, ex consigliere comunale di Palma di Montechiaro, anche loro indagati) come alterare un esame spirometrico che, in ogni caso, dovrà ripetere due volte al fine di raggiungere il falso risultato sperato. “Lei prende tutta l’aria così, poi la butti tutta tutta… Però nel modo di buttarla… cerchi di bloccarsi un po’, se no non facciamo niente, ha capito…?”. Il primo esame spirometrico è venuto male e quindi è stato ripetuto in modo da far risultare un esito finale che consenta di utilizzare quelle risultanze ai fini del riconoscimento dell’invalidità. Il “trucco” era quello di “bloccarsi un po’” al momento del soffio per alterare il risultato. “Questo bene è venuto…”, ha detto dottoressa dopo il secondo esame e chiedendo poi alla signora quali “accordi” hanno preso con Salvatore Patanè, il tecnico radiologo ritenuto “l’anello di congiunzione”, e la donna ha risposto che ne “ha parlato con mio marito”.

In un altro caso, quello che riguarda la pratica dell’aspirante falsa invalida Calogera Nicotra, il video registrato nel presidio sanitario di base di Naro – secondo quanto emerge dall’ordinanza cautelare emessa dal gip Ottavio Mosti su richiesta del procuratore di Agrigento Renato Di Natale, dell’aggiunto Ignazio Fonzo e del sostituto Andrea Maggioni – mostrerebbe la dottoressa Gallo che afferra il boccaglio dello spirometro, vi soffia dentro e, qualche attimo dopo, prende la strisciata di carta con l’esito dell’esame. Poi predispone nuovamente lo spirometro per effettuare un altro falso esame; eccola dunque ripetere esattamente le stesse operazioni: reinserisce i dati, soffia nello spirometro, confronta la nuova strisciata con la precedente che distrugge e getta nel cestino”. Le “tariffe” dei certificati medici falsi variavano complessivamente da uno o due “cartocci di ricotta” dal “valore” di 150 euro ciascuno. “Cinquanta più, cinquanta meno… lo capisce…”, diceva la dottoressa Gallo, facendo “sfoggio di signorilità”, secondo quanto emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta “La carica delle 104”. (Da: Giornale di Sicilia)