Esplosione Maccalube, “la tragedia poteva essere evitata”

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“Una tragedia per certi aspetti annunciata. Due mesi fa un bimbo è caduto in un vulcanello ed è stato recuperato dai vigili del fuoco”. A parlare, sul luogo della tragedia della Maccalube dove ieri hanno perso la vita in tenera età Laura e Carmelo Mulone è l’assessore comunale di Aragona Raimondo Cipolla. “L’area – ha spiegato – è suddivisa in due zone: la zona A sottoposta a divieto di attività agricola e pastorale e la zona B aperta all’allevamento e all’agricoltura. E’ un’area molto pericolosa – secondo l’assessore – ed è facilmente fruibile, non c’è nessun controllo di accesso all’area, non vengono indicati adeguatamente i pericoli. Se ci fossero stati i giusti controlli all’interno della riserva – ha aggiunto l’assessore Cipolla – questa tragedia si sarebbe evitata”.
“La cosa che ci ha lasciato perplessi – ha detto Claudia Casa, di Legambiente Agrigento che gestisce la riserva naturale della Maccalube di Aragona – è che normalmente noi notiamo dei segnali premonitori di movimenti gassosi particolari, come per esempio quelli di agosto, quando molti vulcanelli sono scoppiati. Ma questa volta – ha aggiunto – siamo passati da una fase di svolgimento normale del fenomeno dei vulcanelli, al ribaltamento vero e proprio che ha provocato l’assurda tragedia. La tragedia poteva essere evitata – secondo Claudia Casa – se sul posto vi fosse stato un sistema di monitoraggio continuo che per controllare le formazioni di masse di gas sotto terra e i loro movimenti oltre alla velocità con la quale si spostano e se si stanno accumulando grandi masse gassose che poi possono esplodere. Se noi avessimo avuto un sistema di monitoraggio geotermico continuo – ha detto l’ambientalista agrigentina – tutto questo oggi non sarebbe successo, perché il sistema avrebbe monitorato tutto. E’ stato più volte chiesto il sistema di monitoraggio, indispensabile sia per noi che ci lavoriamo ma soprattutto per la gente che fruisce di questa riserva naturale”. “Non servono strumenti diversi da quelli già utilizzati per studiare i vulcani. Il problema – ha detto Salvatore Vullo, studente d’architettura di Agrigento, che da una casa dietro la collina che dà sulla riserva naturale delle Maccalube da alcuni mesi monitorava l’area, ieri fra i primi ad arrivare sul posto ignaro della tragedia che era appena accaduta – è che il monitoraggio costa e la Regione non ha mai pensato di realizzare una rete strumentale per la sicurezza, come da tempo chiede Legambiente, che gestisce la riserva”. “Legambiente tutta – si legge in una nota dell’associazione ambientalista che gestisce la riserva – esprime il suo forte cordoglio per l’immane tragedia che si è verificata oggi nella riserva naturale Macalube di Aragona e manifesta la sua vicinanza alla famiglia dei due bambini. Non è oggi il momento delle polemiche. Invitiamo tutti a stringersi attorno al dolore di una famiglia distrutta da una tragedia immane ed imprevedibile”. “Non si è mai verificato nulla di paragonabile”, ha detto il prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, ieri per tutto il giorno sul luogo della tragedia. “Ad agosto scorso – ha spiegato il prefetto – si erano verificati dei movimenti che avevano convinto i tecnici che gestiscono la riserva delle Maccalube di bloccare gli ingressi e le visite. Poi la situazione si era normalizzata e il divieto era stato rimosso. Altre volte – ha aggiunto il prefetto Diomede – si erano verificate piccole esplosioni, ma nulla che potesse far presagire tutto questo. E’ una tragedia assurda, il più sentito cordoglio ai familiari”. La famiglia distrutta nella tragedia ad Aragona, ieri festeggiava il compleanno di 9 anni del bambino ucciso insieme alla sorella di 7 anni dall’esplosione di un’intera collina nella riserva dei vulcanelli. Era stato proprio il piccolo festeggiato, ritrovato ieri sera dopo una giornata di ricerche tra la montagna di fango e detriti, a chiedere al padre di portarlo a vedere quello strano e affascinante fenomeno naturale. Il papà aveva così deciso di andare nella riserva Maccalube con i due figli tragicamente morti.