Il più piccolo eroe della strage del 3 ottobre a Lampedusa

giovannininoE’ il più piccolo eroe della strage del 3 ottobre a Lampedusa. Ha lasciato ieri la Sicilia con la mamma e festeggerà oggi il suo primo compleanno insieme al padre, in Svezia, il piccolo Giovanni Noè, che era ancora nel grembo della madre in quella terribile notte di un anno fa quando riuscì a scampare al tragico naufragio in cui persero la vita 368 migranti. La giovane eritrea Hiyabu Zera Gebrihiwet l’ha messo al mondo il giorno dopo al San Giovanni di Dio di Agrigento.
“Il bimbo per fortuna, grazie ai medici e ai soccorritori italiani, è nato sano e senza problemi malgrado durante il viaggio sia stata costretta dagli scafisti a ingoiare benzina perché non volevano che mi lamentassi quando sentivo dolori”, racconta la donna ricordando quella drammatica notte di anno fa, “la tragedia che mi ha segnato per sempre, ho perso in mare amici e parenti. Mio marito era stato rapito in Libia ed è stato costretto a pagare un riscatto”. Il bimbo e la mamma sono stati accolti nel centro della Comunità Cristiani nel Mondo di Favara dove poi è arrivato anche il papà, Biniam Tekeste Tesfay, che ha affrontato in un secondo momento il viaggio per Lampedusa. Poi, ottenuto lo status di rifugiato, il padre ha trovato lavoro in Svezia, dove già abitavano alcuni parenti.
“Tutti noi – ha detto Fabio Buzza, il padrino del bimbo battezzato lo scorso aprile – ne sentiremo la mancanza, si porta via un pezzo del nostro cuore, i genitori ci hanno promesso che torneranno a Favara per festeggiare con noi il secondo compleanno”.
“E’ un giorno triste per la sua partenza ma nello stesso tempo – ha detto Margherita La Rocca, presidente della Comunità Cristiani nel Mondo – siamo contenti per il piccolo che con la sua mamma ha la possibilità di riabbracciare il papà. Continueremo comunque – ha aggiunto la deputata all’Ars impegnata nel volontariato – a stare accanto alla famiglia e a Giovanni Noè, il nostro piccolo eroe che testimonia la grande voglia di vivere di chi è costretto da guerre, persecuzioni e povertà a fuggire dalla propria terra in cerca di un futuro migliore”.