San Giovanni Gemini, l’ultimo saluto a Concetta e Angelina tra rabbia e commozione

funerale san giovanni gemini
Tanto dolore, rabbia e commozione. Tante lacrime e infine un applauso commosso all’uscita della chiesa prima del corteo fino al cimitero. Sono stati celebrati oggi pomeriggio nella chiesa Madre di San Giovanni Gemini, nell’Agrigentino, dall’arciprete don Luca Restivo, i funerali della giovane Concetta Traina, 27 anni, uccisa insieme alla madre Angelina Reina di 71 anni, dall’ex fidanzato Mirko Lena, 27 anni, che poi si è suicidato impiccandosi. La cittadinanza si è stretta attorno al dolore dei familiari delle due donne, distrutto dal dolore in prima fila il fratello Vincenzo. Oggi a San Giovanni Gemini era lutto cittadino e lo sarà anche domani. I funerali dell’assassino suicida si terranno invece domani, sempre nella chiesa madre, alle 15.30.

L’arciprete don Luigi Restivo nell’omelia ha letto una lettera rivolta alle due donne vittime del duplice femminicidio: “Care Angelina e Concetta sì, siamo sbigottiti per quello che vi è successo, non troviamo le parole adeguate per spiegare quanto vi accaduto. Anche chi, in questi giorni, ci ha provato, non è certo riuscito a scoprire e illuminare totalmente il perché avete subito questa fine orrenda. Sappiamo bene, come ci ricorda il salmo 64, che “l’intimo dell’uomo e il suo cuore sono un abisso”. Ci sentiamo smarriti, tutti perdenti per la morte che avete subito.

Siete state vittime dell’inquinamento dello spirito e noi oggi guardandovi lì dentro ci sentiamo intossicati dal male che ogni giorno, amplificato per molte vie, ci viene buttato addosso, ci fa indurire il cuore e incupire i pensieri. Inquinati dal male pensiamo sempre che i problemi e le colpe siano degli altri, ma anche il male non solo ha spento il vostro cuore, ma che spesso si annida nel nostro.
Oggi siamo arrabbiati con Mirko e la nostra rabbia rischia di portarci a pensare che sia stato un mostro, ma vi chiedo a tutte e due di aiutarci a capire che anche lui, nonostante la gravità del suo gesto che condanniamo fermamente e oltre alla sua deplorevole consapevolezza di ciò che stava facendo e della sua libertà usata male, è stato figlio e vittima di una società che sempre di più spinge alla violenza e l’ha trasformato in un omicida efferato, macchiandosi di sangue, e a generare l’oscuramento del suo cuore (“E’ finito il buio”). Perché non ci lasciamo andare a rabbia o a sentimenti di vendetta, affidiamo alla misericordia di Dio, anche colui che ha compiuto il gesto omicida”.