Porto Empedocle, inchino di San Calò davanti la casa del boss: c’è il video, indaga la Dda

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La Procura distrettuale antimafia di Palermo ha aperto un’inchiesta per capire se dietro l’inchino della vara di fronte alla palazzina dove vive la madre dei fratelli Messina, boss della provincia di Agrigento, durante la processione per l’omaggio del patrono di Porto Empedocle, San Calogero, si configuri il reato di violenza privata, con l’aggravante di apologia della mafia. L’ipotesi è che i boss Messina, tutti in carcere, abbiano fatto pressioni, come scrive oggi il quotidiano La Repubblica, nei confronti dei portatori della vara di San Calò affinché si fermassero col santo in spalla, in via da Verrazzano. Il film della processione è stato impresso nei file delle telecamere dei poliziotti della scientifica che il 7 settembre scorso, travestiti da turisti su disposizione del commissario Cesare Castelli, ripresero la scena dell’inchino. L’informativa della polizia è finita sul tavolo dei magistrati della Dda, che ora indagano sulla processione nel paese di Gerlandino Messina, il capomafia che fece parte del commando che uccise il maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli, e che a Porto Empedocle, continuerebbe a comandare.
“L’Arcivescovo di Agrigento, monsignor Francesco Montenegro, è stato opportunamente informato – si legge in una nota della Curia – e resta in attesa di comunicazioni da parte delle competenti autorità al fine di valutare attentamente la situazione e prendere decisioni pastorali in merito.