San Calogero a Porto Empedocle: “Nessun inchino davanti la casa del boss”

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“Non c’è stata nessuna deviazione del percorso per la processione di San Calogero, abbiamo fatto lo stesso giro che facciamo da 100 anni e che tra l’altro era stato concordato con la Questura, in via Da Verrazzano solo una sosta ma nessun inchino”. A parlare è Vincenzo Prato, responsabile del comitato promotore dei festeggiamenti di San Calogero che si è occupato, tra l’altro, di decidere il percorso della processione durante la quale alle Cannelle la vara si sarebbe “inchinata” davanti alla casa della famiglia Messina in cui vive la signora Giuseppina, madre di Gerlandino, l’ex numero due di Cosa nostra agrigentina, catturato dai carabinieri a Favara nel 2010 dopo undici anni di latitanza, e moglie dello storico capomafia di Porto Empedocle Peppe Messina ucciso dagli stiddari nel 1986. Sulla vicenda, dopo le riprese video effettuate dai poliziotti travestiti da turisti, sta indagando la Dda di Palermo che ipotizza il reato di violenza privata con l’aggravante di mafia per presunte pressioni fatte al fine di ottenere “l’inchino” della vara di del Santo nero davanti la “famosa” casa dei Messina. “Non abbiamo ricevuto pressioni di nessun tipo e siamo dispiaciuti per quello che è successo, facciamo tanti sacrifici per organizzare questa festa per devozione al santo. Quest’anno – spiega Prato -siamo stati più attenti, sempre vigili e presenti, alla luce di quello che successe l’anno scorso con la modella che salì sulla vara di San Calogero e viste le indicazioni dell’arcivescovo monsignor Francesco Montenegro sulle feste religiose e popolare. L’auspicio è che la magistratura faccia chiarezza e sgomberi il campo da ogni dubbio”. La polizia aveva suggerito agli organizzatori di evitare di passare da lì… “Noi – dice il responsabile del comitato promotore dei festeggiamenti – avevamo chiesto un’apposita ordinanza, ma questo non è stato fatto. Siamo stati lasciati liberi di decidere e abbiamo deciso di fare lo stesso percorso di sempre passando dalle case di tutti i devoti che avevano fatto le promesse. Se nelle palazzine in cui passa il santo c’è qualcosa che non va per la giustizia deve essere la questura a dircelo, non possiamo essere noi a stabilirlo”. Non c’è mai stato in questi casi un “ordine scritto” della questura ma un “ammonimento orale”.

E le donne della famiglia Messina che avrebbero dato “indicazioni” durante la processione? “Niente di diverso da tutte le altre persone devote al santo, io quella sera non ho visto niente di strano, niente di eccezionale”. Dice la sua anche il presidente della Confraternita dei portatori di San Calogero Giuseppe Maria: “Nessuno ha fatto pressioni altrimenti le avremmo denunciate alle autorità competenti, siamo persone perbene. Chiediamo – aggiunge – che venga fatta chiarezza e aspettiamo fiduciosi l’esito delle indagini, abbiamo dato mandato a un avvocato per capire nei termini legali quello che successo. Ma va detto che processione non è stata deviata, ha seguito lo stesso percorso che fa da un secolo. E tengo a sottolineare che la vara è stata alzata e si è ‘inchinata’ solo per le persone disabili e ammalate, mentre si è semplicemente fermata davanti le centinaia di persone che come prevede la tradizione avevano fatto promesse di pane o soldi a San Calogero”.